“Un cocktail, poi un’acqua tonica. Un altro drink, poi un kombucha.” Non è confusione da bancone, ma una nuova grammatica del bere. La chiamano Zebra Striping: si beve a strisce, alternando alcolici e analcolici come se fosse del tutto normale. E per chi è nato con uno smartphone in tasca, lo è davvero.
Non si tratta solo di una moda, ma di un piccolo cambiamento culturale che vale la pena osservare da vicino. Perché ci racconta molto su come sta cambiando il nostro modo di vivere la socialità — e l’aperitivo.
Bere a strisce: scelta consapevole, non compromesso
La Gen Z non ha nostalgia per l’aperitivo “vecchia scuola”. Non si sente in dovere di finire un cocktail solo perché è stato pagato. E non misura il divertimento in cl. Con lo Zebra Striping, alternare un drink a una bevanda analcolica non è più un modo per “resistere” alla serata: è parte della serata.
È un gesto che dice: voglio stare bene, restare lucido, ma anche godermi il momento. Più che una rinuncia, è un approccio più maturo (e forse anche più furbo) al bere. Secondo i dati di Attest, il 39% dei giovani tra i 21 e i 27 anni beve solo occasionalmente, mentre il 21,5% non consuma affatto alcol. Un dato che, letto tra le righe, racconta un cambiamento strutturale.
Un aperitivo che cambia forma (senza perdere senso)
In Italia, dove l’aperitivo è quasi un patrimonio culturale, il fenomeno non passa inosservato. Sempre più cocktail bar — soprattutto quelli con uno sguardo internazionale — stanno includendo in carta drink analcolici e low alcol progettati con la stessa cura dei classici.
In Francia, si punta su aperitivi a base vino ma più leggeri, tornano in voga gli aromatizzati naturali.
In UK, il mindful drinking è già mainstream, con locali che propongono esperienze completamente disalcolizzate. In Germania, lo Zebra Striping si fonde con l’ossessione per il bio e la fermentazione: kefir, kombucha e shrub diventano protagonisti del bicchiere.
Il mondo beve diversamente, ma non meno. Beve meglio.
Dallo Zebra Striping al damp drinking: cosa aspettarsi
Lo Zebra Striping potrebbe essere solo il primo passo. Sta già crescendo l’attenzione per il damp drinking — bere meno, ma non smettere del tutto — che diventa un hashtag, una filosofia, persino un criterio di scelta nei locali.
Nel frattempo, sbucano bar con menù interattivi, drink che reagiscono alla luce, ambienti dove si beve ma si medita, si assaggia ma si parla di intelligenza emotiva.
Ecco tre tendenze da tenere d’occhio:
- Cocktail funzionali, con ingredienti come CBD, adattogeni o nootropi per accompagnare lo stato d’animo, non solo alterarlo.
- Acque aromatizzate e infusi fermentati come alternativa alle bibite zuccherate.
- Socialità disalcolizzata: locali dove il focus è sull’incontro, non sulla gradazione.
Le zebre non cambiano le strisce. Ma le portano con stile.
Questa generazione non è contro l’alcol. È semplicemente più selettiva. Più consapevole. Cerca esperienze che siano su misura, che rispettino i propri tempi e desideri. E lo fa con una naturalezza che forse ci spiazza, ma che — se osservata con attenzione — apre nuove possibilità.
Per chi lavora nel mondo dell’hospitality, questo è un invito a ripensare l’aperitivo. A immaginarlo non solo come rito, ma come spazio fluido, accogliente, capace di includere anche chi sceglie di bere diversamente.
Il futuro non è sobrio. È personalizzato.
Cin cin, con giudizio.
