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Whisky: il re dei distillati

whisky e sigari

Non a caso chiamiamo il Whisky come il re dei distillati.
Il Whisky è infatti uno tra i distillati più antichi e famosi al mondo, ottenuto tramite fermentazione e distillazione di orzo e altri cereali, il cui prodotto è poi affinato in botti di legno per almeno due anni.
Oggigiorno il mercato internazionale del whisky è suddiviso in 92% di Blended, ricavati dalla miscelazione di acquaviti di diverse distillerie e cereali, e il restante 8% di Single Malt, prodotti più pregiati realizzati unicamente con la distillazione dell’orzo, effettuata in una sola distilleria.

 Whisky o Whiskey: qual è l’appellativo corretto?

Sicuramente ti sarà capitato di leggerlo qualche volta senza e, qualche altra con la E.
La verità è che sono giusti entrambi, ma solo se sei consapevole dell’uso che ne fai. Whisky e whiskey infatti, stanno a indicare due tradizioni, territori, metodi di distillazione e coltivazione completamente diversi. In genere la regola vuole che la denominazione whisky venga utilizzata per le acquaviti prodotte in Scozia e in Canada, mentre con il nome whiskey si fa riferimento a quelli distillati in Irlanda e negli Stati Uniti.

Più nello specifico, si possono trovare anche le diciture Scotch whisky, che indica quello ricavato esclusivamente in Scozia, e Bourbon, per quello realizzato negli Stati Uniti con granoturco, segale e malto d’orzo. Il distillato canadese è chiamato Canadian Whisky, mentre quello prodotto in Alaska, a base principalmente di segale, è denominato Rye whiskey; esiste poi anche il whisky giapponese.
Da due versioni iniziali siamo arrivati a una grande varietà… adesso non ti resta che scegliere da dove cominciare!

Le origini del Whisky: dall’India del 7000 a.C. al tempo dei romani

Per ripercorre la storia del whisky bisogna andare alla nascita dell’arte della distillazione. Anche se non si può parlare di vere e proprie tecniche di distillazione, i primissimi impulsi sono datati all’incirca nel 7000 a.c. in India. A quei tempi medici e religiosi sfruttarono l’ebollizione dei liquidi per ricavare medicine e disinfettanti da fiori e piante. Un ulteriore passo avanti arrivò in Cina e successivamente in Egitto intorno al 4000 a.c., quando il principio di distillazione venne utilizzato per la preparazione di prodotti cosmetici e per le fasi di mummificazione dei corpi.

Un metodo vero e proprio arrivò solo nel 500 a.C. quando un medico greco intuì il processo empirico che sta dietro al fenomeno e costruì un primo alambicco rudimentale, strumento fondamentale per la distillazione. Dopo i greci anche gli arabi e i romani diedero un forte sviluppo a questa tecnica, che all’epoca era destinata soprattutto ad usi terapeutici e alimentari.

Rivalità tra Scozia e Irlanda per la paternità del whisky

Scozia e Irlanda nella storia hanno rivaleggiato per rivendicare la paternità del distillato.
Ancora oggi la questione rimane un dilemma, perché non esistono documenti certi che possano attestare con certezza chi ha ragione. Per questo, quando si racconta la storia del whisky bisogna fare una distinzione andando quindi a raccontare sia la tradizione scozzese che quella irlandese: ognuna infatti presenta narrazioni completamente diverse fra loro.

Whisky scozzese: la storia

Il primo documento che attesta l’esistenza del whisky scozzese è datato 1494. Questo certificava l’ordine di consegna al frate John Corr di una quantità d’orzo, da destinare in seguito alla produzione di 12.000 bottiglie di uisge beatha (acqua di vita). Da quel momento in poi il distillato si diffuse rapidamente e nel 1505 il monopolio della produzione del whisky arrivò in mano alla corporazione dei chirurghi, che ne faceva largo uso nella preparazione di medicinali e rimedi a base di erbe. Il suo utilizzo per scopi medici continuò per tantissimo tempo, arrivando fino alla seconda guerra mondiale.

Tra il 1713 e 1725 il Parlamento inglese aumentò notevolmente tasse e controlli sui distillati, e questo portò al contrabbando di whisky e alla diffusione di molte distillerie illegali. La situazione cessò solo nel 1823, quando finalmente le tasse furono riportate a un livello opportuno. Le distillerie cominciarono così a modernizzarsi e creare i marchi che avrebbero ben presto riscosso grande fama.

Nel 1900 il whisky era tra i distillati più richiesti a livello globale, periodo che lascia poi spazio a uno stallo durante le due grandi guerre.

Con la fine della seconda guerra mondiale, riprende la scalata del whiskey fino ai giorni nostri: il distillato viene sempre più richiesto e la sua fama raggiunge livelli mai visti prima.

Whiskey irlandese: la storia

L’origine irlandese viene fatta risalire alla tradizione di San Patrizio, santo protettore dei monaci; tuttavia, la prima licenza ufficiale di distillazione arrivò solamente nel 1608 e fu concessa alla distilleria Od Bushmills. L’Irish whiskey ebbe la sua vera espansione non prima del 1823, quando il Parlamento inglese agevolò la sua produzione e l’esportazione: grazie a questo impulso la John Jameson & Son riuscì a portare il suo prodotto oltre oceano.

All’inizio del XX secolo gli irlandesi cominciarono a pretendere la paternità della parola whisky, ma il parlamento permise anche agli scozzesi di utilizzarla. In seguito il whiskey irlandese cominciò a diventare una delle bevande più richieste negli Stati Uniti, ma l’esportazione calò nel periodo della guerra di indipendenza irlandese e anche durante i conflitti mondiali. La ripresa arrivò nel 1966 quando tre distillerie importanti fondarono la Irish Distillery Company, rincominciando così a competere nel mercato globale.

Il Whisky e la sua degustazione

Il whisky, come abbiamo già detto, è una bevanda alcolica ottenuta da tre ingredienti principali: acqua, lievito e cereali. Dopo il processo di distillazione, la bevanda subisce un periodo di maturazione, passaggio fondamentale per ottenere un prodotto finale di buona qualità. Si ritiene infatti che la maggior parte delle sue caratteristiche derivi dal tipo di botte utilizzato e dal luogo in cui viene lasciato affinare. Sicuramente il legno di quercia è uno dei materiali migliori per ottenere un ottimo whisky da gustare.

Come è meglio degustare il whisky?

Il primo passo per degustare un buon whisky è scegliere il bicchiere adatto: è importante che abbia una bocca ampia per favorire il passaggio degli aromi e profumi. Dopodiché gli esperti bandiscono il ghiaccio, che raffreddando il distillato lo impoverisce di espressività e carattere. Nella sua forma ottimale, dovrebbe essere conservato con una temperatura tra i 18 e i 20 gradi. È consigliato inoltre, per una migliore degustazione, aggiungere un goccio di acqua pura o priva di sapori: questa aiuta il distillato ad aprire e sprigionare tutti i suoi sapori.

Quali sono gli abbinamenti migliori?

Il whisky è un distillato da meditazione che può essere tranquillamente degustato a fine giornata seduti in poltrona, per assaporare la totalità dei suoi profumi. È possibile accompagnarlo con diversi stuzzicchini a base di formaggi saporiti, salumi o salmone affumicato, ma si sposa bene anche con la frutta secca. Un altro abbinamento molto apprezzato è con il cioccolato fondente, lo sapevi?

Quali cocktail si preparano col Whisky?

Il whisky è un distillato molto utilizzato nella preparazione di numerosi cocktail come il whisky sour, che si realizza con succo di limone e zucchero, il classico Old Fashioned, grande icona elegante e speziata. Non dimenticare il famoso Manhattan, che regala un perfetto equilibrio tra dolce e affumicato, e nemmeno l’Irish Coffee con panna e whiskey irlandese, ottimo durante le fredde giornate invernali.

Curiosità: whisky come acqua di vita

La parola whisky deriva da due termini gaelici che con il tempo hanno subito un’anglicizzazione: uisce e uisge, rispettivamente dal gaelico irlandese e scozzese, che letteralmente significano “acqua”. In seguito i latini lo chiamano aqua vitae, aggiungendo il termine beatha, che significa viva o vita. In sostanza “whisky” (uisge beatha) significa proprio acqua di vita.

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