Vino in quota

Vino e alpi

5 bottiglie di montagna per chi ama il silenzio in quota

I vini di montagna si conquistano.
Sono il frutto di vigne estreme, esposte al vento, alla neve, al rischio. Ma anche all’aria più pura e alla luce più netta. La vite soffre, sì, ma in quella sofferenza tira fuori sapori che altrove non esistono: tensione, verticalità, purezza.
E ogni bottiglia è anche una storia: di chi ha deciso di restare in quota, quando tutti scendevano a valle.

Abbiamo scelto cinque vini che raccontano tutto questo. E anche di più.

Valle d’Aosta – Les Crêtes “Cuvée Bois” Chardonnay 2021

Nel cuore della Valle d’Aosta, tra castagni e morene glaciali, la famiglia Charrère coltiva la vite da generazioni. Les Crêtes è la cantina simbolo della viticoltura di quota in Italia: 25 ettari sparsi tra i 600 e gli 800 metri, su suoli poveri e sabbiosi, con una luce che taglia le giornate in due.
La “Cuvée Bois” nasce da Chardonnay fermentato in legno piccolo, affinato su fecce fini. Ma non aspettarti un bianco burroso: è teso come un crinale, con note di scorza di limone, nocciola tostata, burro salato e pietra scaldata al sole.
Ogni sorso è una curva a gomito verso l’alto.

Prezzo: 42–45 €
Curiosità: La famiglia usa ancora un vecchio roccolo per misurare la direzione del vento prima della vendemmia.

Valle d’Aosta – Les Crêtes “Cuvée Bois” Chardonnay 2021

Alto Adige – Weingut Abraham “Schiava R” 2022

Martin Abraham non voleva fare il vignaiolo. Studiava informatica, parlava poco. Poi ha deciso di tornare sulle colline sopra Appiano, a coltivare le vecchie vigne di famiglia. Oggi lavora 5 ettari in biodinamica, con esposizioni estreme e parcelle che sembrano balconi sul nulla.
La Schiava “R” viene da un cru chiamato “In der Låmm”, su porfido rosso. È il contrario della Schiava da osteria: ha struttura, grazia e un’energia nervosa. Profuma di piccoli frutti rossi, fiori secchi, erbe alpine. È sottile, ma resta.

Prezzo: 26–28 €
Curiosità: Martin vendemmia solo di mattina presto. Dice che “la luce di quota cambia il tannino”.

Valtellina – Ar.Pe.Pe. “Sassella Riserva Rocce Rosse” 2016

In Valtellina si coltiva in verticale. Le vigne sono terrazze costruite con muri a secco, strappate alla montagna metro dopo metro. Ar.Pe.Pe. è la sigla di Arturo Pelizzatti Perego, ma oggi a guidare la cantina sono Isabella e i suoi fratelli.
La “Rocce Rosse” è il cru più simbolico: esposizione pieno sud, su sabbie rosse derivanti da disfacimento di porfido.
Il vino è un Nebbiolo in versione alpina: sottile ma austero, con profumi di liquirizia, prugna secca, tabacco dolce e roccia frantumata. Ha una profondità che viene solo dal tempo e dal silenzio.

Prezzo: 70–75 €
Curiosità: Le uve arrivano in cantina dopo una vendemmia a spalla. La pendenza è tale che si lavora con sistemi di scorrimento in acciaio, tipo rotaia.

Ar.Pe.Pe. “Sassella Riserva Rocce Rosse” 2016

Svizzera – Marie-Thérèse Chappaz “Grain Cinq” 2021

Marie-Thérèse Chappaz è una leggenda vivente. Lavora a Fully, nel Canton Vallese, su vigne sospese sopra il Rodano. I suoi appezzamenti sono così alti che d’inverno si tolgono a mano i sassi accumulati dalle valanghe.
“Grain Cinq” è un bianco composto da Marsanne, Ermitage, Petite Arvine, Pinot Gris e Sylvaner: un blend audace, minerale, che unisce volume e lama. Profuma di scorza d’agrumi, miele di rododendro, erbe di roccia. In bocca è secco, lunghissimo, con un finale che pizzica come aria sottile.

Prezzo: 50–55 €
Curiosità: Marie-Thérèse ha piantato viti dove la gente pensava si potesse solo far pascolare. Ora i suoi vini sono richiesti in tutto il mondo — ma lei spedisce solo a chi scrive una lettera.

Svizzera – Marie-Thérèse Chappaz “Grain Cinq” 2021

Savoia (Francia) – Domaine Belluard “Le Feu” 2020 (Gringet)

Dominique Belluard ha dedicato la sua vita al Gringet, un’uva autoctona coltivata solo ad Ayze, in Alta Savoia. I suoi vini erano cult tra i sommelier più raffinati, eppure Belluard lavorava con umiltà, tra i 450 e i 550 metri, in biodinamica e con un rispetto assoluto per il paesaggio.
“Le Feu” è il suo cru più alto: terreno rosso ferroso, esposizione piena, escursioni termiche da brivido.
Il vino è difficile da descrivere: sa di pietra, di neve che fonde, di pera selvatica e di fiore alpino. Cambia nel bicchiere come cambiano le ombre sulle cime.
Dopo la morte improvvisa di Dominique, la vigna è stata affidata ad altri artigiani, ma il rispetto resta.

Prezzo: 55–60 €
Curiosità: “Le Feu” significa “il fuoco”. Ma in questo vino, il fuoco è dentro alla pietra.

Savoia (Francia) – Domaine Belluard “Le Feu” 2020 (Gringet)

In sintesi

I vini di montagna non cercano consenso. Chiedono ascolto.
Bevili quando hai tempo. Quando vuoi risalire. Quando senti che l’unica direzione possibile è verso l’alto.
Sono vini di pendenza, di gelo, di incanto.
E in ognuno di loro, c’è una storia che ha dovuto resistere per diventare vino.

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