La politica italiana, a ben guardarla, somiglia a un menu di cocktail scritto su un tovagliolo alle tre di notte: piena di promesse, difficile da decifrare, e con qualche ingrediente che solleva dubbi fin dal primo sorso. Ma che succederebbe se provassimo a osservarla dal lato più leggero del bancone?
Su 7pm.fun abbiamo deciso di farlo davvero: immaginare quale drink offriremmo ai protagonisti della politica italiana se potessimo invitarli a sedersi, per una volta, e brindare insieme. Nessuna polemica, solo spirito critico condito con ironia. Perché a volte, per capire un personaggio, basta vedere cosa beve.
Sergio Mattarella – Vermouth dry con scorzetta di limone
Domanda da bar:
Presidente, quando dice “vigile custode della Costituzione”, dentro di sé ride o piange?
Il cocktail:
Il re dei vermouth per il re della compostezza istituzionale. Secco, elegante, mai invadente. Il vermouth dry rappresenta l’equilibrio, la misura, il rispetto delle regole. La scorzetta di limone è quel tocco sottile che fa la differenza, senza mai rubare la scena. È un drink da meditazione, più da riflessione che da conversazione.
Giorgia Meloni – Americano (con poco ghiaccio e senza cedimenti)
Domanda da bar:
Premier, se potesse aggiungere un ingrediente al suo Americano, sceglierebbe un tocco di dolcezza o un pizzico di pepe?
Il cocktail:
Bitter, vermouth rosso e soda: una ricetta classica, resistente, che affronta ogni miscelazione senza mai perdere la sua struttura. L’Americano di Giorgia Meloni è asciutto, diretto, fedele alla tradizione. Non ama le sfumature e non cerca consensi facili. È il drink che resta uguale anche quando tutto intorno cambia.
Antonio Tajani – Gin tonic con botaniche mediterranee
Domanda da bar:
Ministro, durante i suoi viaggi internazionali ha mai trovato un Gin Tonic che sapesse di casa?
Il cocktail:
Preciso, lineare, con un fondo rassicurante. Il gin tonic alla Tajani ha il rigore delle capitali europee ma con profumi mediterranei: rosmarino, limone, timo. È il drink di chi sa muoversi tra le regole della diplomazia senza dimenticare da dove viene. Niente sorprese, ma tanta continuità.
Ignazio La Russa – Manhattan, in tazza da caffè, col sigaro già acceso
Domanda da bar:
Presidente del Senato, quando toglie la giacca comincia a raccontare della Legione Straniera o della Scala?
Il cocktail:
Scuro, deciso, old school. Il Manhattan è il cocktail di chi guarda al passato con orgoglio e lo difende con vigore. Servito in tazza da caffè, come da folklore italico, è una dichiarazione d’intenti: teatralità, identità e un gusto forte che non si dimentica. Il sigaro? Già acceso.
Giuseppe Conte – Negroni sbagliato, con guarnizione elegante e hashtag moderato
Domanda da bar:
Avvocato, nel suo Negroni c’è più Campari o più rimpianto?
Il cocktail:
Nato per caso, diventato cult. Il Negroni sbagliato alla Conte ha la forma del classico, ma con un’anima pop. Champagne al posto del gin, eleganza sobria e un gusto che vuole piacere a tutti. È il drink di chi cerca il consenso in ogni sorso, oscillando tra istituzioni e social network.
Elly Schlein – Gimlet con lime bio e vetro riciclato
Domanda da bar:
Segretaria, se trovasse un cocktail patriarcale sul menu, lo correggerebbe con l’evidenziatore o con un’occupazione simbolica del bancone?
Il cocktail:
Tagliente, trasparente, senza zuccheri né compromessi. Il Gimlet è il drink di chi ha idee chiare e le serve in vetro riciclato. Alla Schlein basta una spremuta di lime per dare una scossa: il suo cocktail è essenziale, deciso, con una nota green e zero concessioni al superfluo.
Matteo Renzi – French 75 con gin toscano e Champagne
Domanda da bar:
Senatore, se la politica fosse un brindisi, lei sarebbe al terzo giro o al terzo partito?
Il cocktail:
Brillante, sofisticato, frizzante. Il French 75 di Renzi cerca l’equilibrio tra gin e Champagne, tra politica e comunicazione. A volte è affascinante, a volte ti gira la testa. È il drink che punta in alto, ma richiede attenzione: facile esagerare e trovarsi con l’agenda ribaltata.
Matteo Salvini – Amaro del Capo corretto con grappa barricata, servito su ruspa da bancone
Domanda da bar:
Ministro, lo preferisce amaro per coerenza?
Il cocktail:
Amaro, forte, marcato. Il drink alla Salvini è un mix che non passa inosservato: Amaro del Capo corretto con grappa barricata, come a voler aggiungere peso dove già c’è forza. È la bevuta di chi vuole farsi sentire, ma rischia di alzare troppo il volume. Si serve, idealmente, su una ruspa parcheggiata accanto al bancone.
Mescoliamo, non agitiamo (troppo)
Se bastasse un buon cocktail per riequilibrare i rapporti di forza della politica italiana, saremmo tutti pronti a indossare il grembiule e metterci dietro il bancone.
Per ora, ci limitiamo a osservare, brindare con ironia e sperare che il prossimo giro – se non proprio migliore – sia almeno servito con un po’ più di equilibrio.
