Un brindisi ai borghi che resistono mentre lo Stato si arrende

Un brindisi ai borghi che resistono mentre lo Stato si arrende

“Non si può invertire la tendenza. Si può solo accompagnarla.”
Così, nero su bianco, a pagina 45 del nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne 2021–2027. Un documento ufficiale in cui si ammette – senza mezzi termini – che i borghi italiani, i paesi montani, le frazioni agricole e le terre periferiche del nostro Paese sono destinati a un “declino cronicizzato”. Fine della corsa. Stop ai tentativi di rilancio. Si pianifica, letteralmente, la decadenza.

Ma davvero è tutto qui? Davvero abbiamo deciso che la bellezza fuori mappa è sacrificabile? Che chi resta va solo accompagnato con badanti e farmaci, e non con speranza?

Dove finisce il treno, comincia il vino buono

C’è qualcosa di profondamente sbagliato, ma anche terribilmente familiare, in questa resa istituzionale. Le aree interne sono da anni laboratori di resistenza: dove l’agricoltura si fa eroica, dove i giovani che tornano non chiedono miracoli ma connessione stabile e una scuola aperta. Dove si beve bene, non perché lo dice il marketing, ma perché la vite cresce tra la pietra e il silenzio.

E allora oggi, da qui, da 7PM, vogliamo proporre un gesto piccolo ma politico: un brindisi ai borghi che resistono.

A chi non ha mollato.
A chi ha piantato un orto e un’idea.
A chi ha salvato un forno, riaperto una vigna, trasformato un bar abbandonato in presidio di comunità.

Non chiamatela nostalgia

Questo non è un elogio del passato. È una critica chiara al presente, e a chi rinuncia a immaginare un futuro diverso. È l’ennesimo paradosso di un Paese che fa spot sul Made in Italy ma dimentica le sue radici nel concreto: strade dissestate, scuole chiuse, medici assenti. Eppure proprio lì, nella provincia dimenticata, nascono alcuni dei migliori vini naturali, dei formaggi più rari, dei liquori di nuova generazione. Il futuro c’è, solo che spesso non prende il treno.

E allora brindiamo

Brindiamo con un nocino artigianale fatto come lo faceva la nonna (solo che ora è la nipote).
Con un vino vulcanico che non conosce le rotte della grande distribuzione.
Con un bitter di castagne fermentate nato in una valle con 300 abitanti.

Brindiamo con i prodotti di chi ci crede ancora, e con chi ha trasformato un luogo marginale in un centro vitale. Non sarà l’Unione Europea a salvarli. E nemmeno un bando a scadenza. Ma forse una comunità che beve consapevole, che sceglie cosa supportare con ogni sorso, può fare la differenza.

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