Storia del Mimosa: da Parigi ai brunch moderni

Mimosa cocktail

Elegante, solare, leggero. Il Mimosa è uno di quei cocktail che non si impone, ma si fa notare con discrezione. È il simbolo del brunch perfetto, un drink che si beve senza fretta, un piacere per gli occhi e per il palato. Ma dietro la sua semplicità si nasconde una storia affascinante, fatta di glamour, cinema d’oro e un viaggio che va dalla Parigi degli anni ’20 fino ai brunch moderni che conosciamo oggi.

Anni ‘20: Il Mimosa nasce (forse) all’Hôtel Ritz di Parigi

Siamo nel cuore della Parigi del dopoguerra, una città vibrante e in pieno fermento culturale, tra jazz, flapper girls e il risveglio di una nuova eleganza. Nel cuore di questo panorama, nel 1925, Frank Meier, il leggendario barman del Ritz, serve per la prima volta un cocktail a base di succo d’arancia fresco e Champagne. Un drink che non urla ma sussurra, leggero e luminoso come il fiore da cui prende il nome: la mimosa. Un fiore dalla bellezza discreta, ma che non passa inosservato.

Curiosità: Frank Meier, oltre a essere il creatore di questo cocktail iconico, è anche l’inventore del leggendario French 75, un altro classico che ha segnato la storia della mixologia.

Parallelamente, a Londra: il “Buck’s Fizz”

Nel 1921, a Londra, al Buck’s Club, nasce un drink molto simile, chiamato “Buck’s Fizz”. La preparazione è quasi identica, ma con una proporzione diversa: 2 parti di Champagne e 1 parte di succo d’arancia. Mentre il “Buck’s Fizz” era più forte e meno bilanciato, alcuni storici ritengono che il Mimosa moderno sia una versione più “delicata” di questo drink inglese. Ma come spesso accade nella storia dei cocktail, le origini si confondono, e chi può dire quale versione è la vera progenitrice?

Anni ‘60-’70: Il cocktail diventa glamour

Il Mimosa, passando l’oceano, diventa il cocktail per eccellenza dei brunch hollywoodiani, delle colazioni sui set cinematografici e delle serate eleganti che iniziano presto, come quella con cui Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor e Sophia Loren hanno celebrato l’arte del brindisi. Le icone del cinema immortalarono il Mimosa in bianco e nero, ma la sua fama era destinata a crescere, accompagnando il glamour dei tempi d’oro del cinema. Negli anni ’80, in America, divenne anche noto con il nome di Champagne Orange, anche se non riuscì mai a conquistare davvero il cuore degli americani con questa versione.

Curiosità: Audrey Hepburn, elegante come sempre, fu spesso fotografata con un flûte di Mimosa in mano, simbolo di una raffinatezza senza tempo.

Oggi: Il cocktail simbolo del brunch (e non solo)

Negli ultimi vent’anni, il Mimosa ha visto un vero e proprio revival, diventando il protagonista indiscusso dei brunch domenicali. Non è più solo una bevanda per colazioni di lusso o cocktail party eleganti, ma è diventato il drink “safe” per iniziare la giornata in modo fresco e leggero, simbolo di femminilità e semplicità. Oggi, nelle grandi città, i mimosa bar sono presenti nei matrimoni, negli hotel di lusso e persino in eventi come i baby shower e i gender reveal party. Ma non è solo la versione classica a farla da padrone: in un’epoca che ama sperimentare, sono nate varianti tropicali, speziate e anche analcoliche. La filosofia resta la stessa: brindare con leggerezza.

Curiosità: Da New York a Milano, si trovano ormai Mimosa bar, dove le persone possono scegliere tra mille varianti, ma l’essenza resta sempre quella: il mix di bollicine e freschezza.

Il Mimosa è più di un cocktail: è un viaggio che ha attraversato quasi un secolo, portando con sé il glamour di Parigi, il cinema hollywoodiano e l’eleganza senza tempo. Nato nei bar d’élite, ha conquistato la popolarità grazie a un’idea semplice, ma straordinariamente efficace: unire l’effervescenza del Champagne con la freschezza dell’arancia. Oggi, il Mimosa è il cocktail che non ha bisogno di presentazioni, un simbolo di un brindisi leggero ma raffinato che ancora oggi è l’emblema della brunch culture.

E tu? Qual è il tuo Mimosa ideale? Semplice o rivisitato? Raccontaci la tua versione!

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