Nel 2025 non si torna più con una calamita, ma con una bottiglia avvolta nella camicia di lino, nascosta in fondo alla valigia. Il nuovo lusso da viaggio è liquido: ha radici nel territorio, profumi che raccontano un paesaggio, e un potenziale altissimo per l’aperitivo del rientro.
Per chi viaggia con il palato — e magari con un jigger nello zaino — ecco una selezione pensata per chi prende sul serio il momento del brindisi.
Slovenia: gin di confine, anima boschiva
Lubiana è un piccolo paradiso urbano, e uno dei suoi tesori più interessanti si chiama Broken Bones. Il loro Ljubljana Dragon Gin, premiato ai World Gin Awards, è un distillato asciutto, con note di pino, pepe e spezie, perfetto per Martini che sanno di sottobosco o Negroni dalla vena balsamica.
Non è il classico gin da spritzare: è un compagno da sera, di quelli che si ascoltano più che si bevono.
Portogallo: dolcezza ruvida, come certe città
Ad Óbidos, minuscola e poetica, si beve Ginja. Liquore di amarena, scuro, denso, nato per essere popolare e diventato oggetto da collezione.
Il nostro consiglio? Puntate sulle etichette Mariquinhas: bottiglie curate, sapore bilanciato, e spesso servite con bicchierino di cioccolato. A casa, provatela in uno spritz con bitter secco e soda: vi sembrerà di bere una cartolina portoghese.
Turchia: anice e profondità mediterranea
Chi torna da Istanbul senza una bottiglia di Raki si è perso metà esperienza. Il più noto, Yeni Raki, è classico, potente e rituale: si serve con acqua e ghiaccio, si abbina a olive e chiacchiere lente.
Ma la vera chicca è il nar eksisi, sciroppo di melograno scuro e acidulo. Ottimo in sour speziati, oppure per dare corpo a un Collins aromatico. Un ingrediente che non passa inosservato.
Scandinavia: il gusto del futuro è non-alcolico
Dalla Svezia arriva una delle proposte più eleganti per chi vuole sorprendere senza alcol: Gnista Spirits.
Il Floral Wormwood, il più iconico, è profondo, floreale, con una struttura da distillato classico, ma senza gradazione.
Si abbina bene a bitter, a toniche secche e anche a salinità delicate (tipo olive o capperi). Ottimo in un highball alternativo, da offrire a chi “oggi guida” ma non vuole rinunciare al gusto.
Umbria: l’interno che sorprende
Spesso sottovalutata dai wine lover più modaioli, l’Umbria custodisce un piccolo gigante: il Montefalco Sagrantino DOCG.
Quello della Tenuta di Saragano è profondo, austero, ma con eleganza naturale. Da bere ovviamente liscio, ma anche come base in un Manhattan riformulato con bitter d’erbe.
Il Barolo potrà anche avere la fama, ma il Sagrantino ha l’anima. E sa farsi ricordare.
Ogni bottiglia che riporti può diventare un gesto di ospitalità, una storia da versare, una nuova pagina del tuo modo di fare aperitivo.
Non è solo una questione di gusti, ma di approccio: scegliere cosa riportare è già un atto creativo.
Cerca prodotti che non trovi facilmente, che abbiano un legame diretto con chi li produce. Scegli meno, ma scegli meglio.
E poi condividili, raccontali, aprili insieme a chi non è partito. Perché viaggiare davvero — lo sai — inizia quando torni.
Cheers, da veri collezionisti di sorsi.
