Il gin era snob. Amava gli agrumi, le erbe rare, la gente che beve in terrazza con l’aria da chi “lo beve da sempre”. Poi è arrivata lei: la salsa di soia, salata, scura, fermentata, col profumo di umami e l’atteggiamento da outsider. E ha cambiato tutto.
Sì, lo sappiamo: può sembrare un’eresia. Ma fidati, il loro è un amore vero. Non convenzionale, ma con sapore da vendere.
Perché funziona?
Il gin botanico, quando è secco e floreale, ha bisogno di un contrappunto profondo. La salsa di soia (meglio se shoyu chiaro e non troppo denso) non serve a “insaporire”, ma ad aggiungere una terza dimensione: quella dell’umami, del mistero, della salinità sensoriale che ti fa dire “non so cos’è, ma ne voglio ancora”.
È un matrimonio inaspettato tra Londra e Tokyo, perfetto per chi non ha paura di spingersi oltre l’aperitivo classico.
Tre cocktail da provare a casa o da proporre al bar figo sotto casa
Umami Martini
Il classico che si è fatto zen.
- 5 cl gin secco (tipo London Dry)
- 1 cl vermouth dry
- 0,5 cl shoyu chiaro
- Ghiaccio e scorza di limone
Mescola tutto con ghiaccio, filtra in una coppetta. Niente olive, solo stupore.
Tokyo & Tonic
Un G&T con il twist salino che non sapevi di volere.
- 4 cl gin
- 2 gocce di shoyu
- Tonic secco e ghiaccio a piacere
- Zest di yuzu o lime
Costruiscilo direttamente nel bicchiere. Il risultato? Freschezza che fa meditare.
White Negroni Umami
Un aperitivo per chi ama i giochi mentali.
- 3 cl gin
- 3 cl vermouth bianco
- 2 cl shoyu + dash di bitter agli agrumi
Mescola tutto con ghiaccio. Servilo con una fetta sottile di daikon, se vuoi fare scena.
Guida pratica per l’home bar
- Usa shoyu chiaro, o diluisci quello scuro con acqua: il sapore deve essere suggente, non dominante.
- Prova con gin botanici, floreali o al tè verde.
- Evita gin troppo dolci o speziati: fanno a pugni con la salsa di soia.
- In alternativa alla salsa di soia, sperimenta con tamari o shiro shoyu per profili più delicati.
Perché ci piace questo cocktail?
Perché il gusto evolve. Perché siamo stanchi di “ciò che sta bene insieme” e vogliamo cose che si scoprono pian piano. E perché a volte, il modo migliore per riscoprire il gin… è farlo sbagliare strada
