Il rosso lieve che sapeva parlare ai re. Un vitigno francese dimenticato, tornato a fare colpo senza alzare la voce. C’è un modo elegante di sparire: lasciando una traccia sottile.
Il Pineau d’Aunis è così. Un vitigno rosso della Loira che un tempo si beveva a corte, in Inghilterra come in Francia, e poi è scomparso dalla scena, travolto dalle mode e dai cloni. Ma adesso, senza far rumore, sta tornando nei calici di chi cerca vini leggeri ma con personalità tagliente.
E diciamolo: si fa notare.
Un vitigno con 800 anni di storia
Originario dell’Anjou e della Touraine, il Pineau d’Aunis è documentato sin dal XII secolo, quando veniva coltivato dai monaci presso l’Abbazia di Aunis. Si diffuse rapidamente lungo la Loira e, nel XIII secolo, conquistò anche l’Inghilterra: Enrico III ne era innamorato, e lo volle in bottiglia a ogni banchetto degno di questo nome.
Poi arrivarono la fillossera, i cloni internazionali, la standardizzazione del gusto. Il Pineau d’Aunis perse terreno, letteralmente. Fino a scomparire dai radar.
O quasi.
Cosa si sente in un bicchiere di Pineau d’Aunis?
Colore chiaro, trasparente. Profumi che non ti aspetti: pepe nero, fragolina, tè nero, erbe secche. In bocca è fresco, vibrante, con un’acidità viva e un tannino che sembra sussurrare.
È un rosso che non cerca muscoli, ma precisione. E ci riesce benissimo.
Da bere leggermente fresco, su piatti vegetali, carni bianche, formaggi caprini. O anche da solo, con una playlist giusta.
Dove cresce oggi?
Su appena 400 ettari, distribuiti in:
- Coteaux du Vendômois
- Cheverny
- Anjou e Saumur
- Touraine centrale
I vigneti sono spesso vecchi, coltivati in biologico, su suoli sabbiosi o calcarei. Le rese sono basse. Ma quando il vino riesce, non assomiglia a nient’altro.
Una bottiglia da provare nel 2025
Catherine & Pierre Breton – Pineau d’Aunis “Trinch!” 2023
Restigné, Bourgueil – Valle della Loira
Prezzo: 22–24 €
Catherine e Pierre Breton sono tra i pionieri del vino naturale nella Loira. Vinificano il Pineau d’Aunis come fosse un amico di lunga data: fermentazione spontanea, zero maquillage, tanta autenticità.
“Trinch!” è la loro versione più diretta: un’esplosione sottile di pepe, frutto e precisione, con la beva irresistibile di una bella idea.
Curiosità da portare a tavola
- Il Pineau d’Aunis è stato chiamato anche “Chenin Noir”, pur non avendo legami genetici con il Chenin Blanc.
- Alcuni produttori lo vinificano in pet-nat rosato: bollicina fine, profilo speziato. Da bere anche a colazione (quasi).
In sintesi
Non è un vino da standing ovation.
Ma a fine serata, tutti chiedono chi fosse.
