Il menù è lungo, ma l’istinto è breve.
In ogni bar c’è sempre qualcuno che ordina Spritz appena si siede, senza nemmeno guardare il menù.
C’è chi ha il proprio “solito”, anche in una città che non ha mai visto prima, chi studia la carta come se fosse una sceneggiatura e poi, puntualmente, dice “un gin tonic, per favore”.
E la domanda sorge spontanea: perché succede? Siamo davvero legati a un cocktail in particolare, o c’è qualcosa di più profondo che ci spinge a scegliere sempre lo stesso drink?
La risposta, in realtà, non si trova nella sete, ma nella testa. Il nostro cervello, infatti, è tanto pigro quanto efficiente, e tende a scegliere ciò che lo fa stare a suo agio, senza dover fare troppi sforzi. Non si tratta solo di preferenze, ma di un vero e proprio automatismo psicologico.
Il cervello pigro ma efficiente
Come ci spiega Daniel Kahneman, psicologo e premio Nobel per l’economia comportamentale, il nostro cervello si muove in due modalità: il Sistema 1, veloce e automatico, e il Sistema 2, lento e riflessivo. Ad esempio, quando si tratta di ordinare un drink, il nostro Sistema 1 prende il controllo. Non vogliamo impazzire a scegliere ogni volta qualcosa di nuovo, preferiamo agire in modo rapido e sicuro.
Ecco perché, quando siamo al bar, il nostro cervello opta per la via più semplice: “Ordino sempre Moscow Mule, perché è facile. Non devo pensare, non rischio delusioni, non mi complica la vita.” Ogni volta che scegliamo un cocktail che ci è familiare, stiamo in realtà risparmiando energia mentale. Il nostro cervello ci ama quando facciamo scelte automatiche, perché non deve fare uno sforzo cognitivo extra.
Bere come gesto rassicurante
Lo psicologo comportamentale BJ Fogg ha parlato di un concetto interessante chiamato “ancoraggio emozionale”: associamo un gesto — come ordinare un cocktail — a una sensazione positiva che abbiamo vissuto in passato. Il drink che prendiamo al bar non è solo un gusto, è anche un modo per riprodurre quella sensazione di sicurezza e familiarità.
La prossima volta che ordiniamo Spritz, potremmo non farlo tanto per il gusto, ma perché ci riporta alla mente un momento piacevole, un incontro o un pomeriggio spensierato.
Ecco perché il bar è un luogo dove spesso ci troviamo a fare scelte istintive. Più l’ambiente è rumoroso, nuovo o affollato, più tendiamo a tornare al familiarissimo, perché ci dà quella sensazione di controllo. Lo Spritz diventa così la nostra coperta di Linus, ma in versione effervescente, che ci fa sentire al sicuro, anche in un luogo pieno di incertezze sociali.
Ma c’è anche un lato di status
Non possiamo ignorare che, in un contesto sociale, il drink che scegliamo è anche un veicolo di comunicazione. Il nostro cocktail dice qualcosa di noi: chi siamo, cosa vogliamo esprimere, e persino quale status sociale vogliamo sottolineare. Per esempio, “un Americano al primo appuntamento può sembrare troppo vecchio stile”, mentre un Martini dry potrebbe sembrare eccessivamente pretenzioso. Così, molti scelgono il solito cocktail, non tanto per il gusto, ma per minimizzare il rischio sociale.
“Vado sul sicuro”, racconta Eleonora, 34 anni, PR. “Non voglio sembrare fuori luogo, quindi ordino sempre ciò che so di piacere. È una questione di comodità sociale”. Non si tratta solo di piacere, ma di evitare l’imbarazzo di fare una scelta sbagliata davanti a qualcuno. Ecco che il cocktail diventa una piccola dichiarazione sociale, un modo per non sbagliare, per non dare l’impressione di essere “fuori posto” in quel contesto.
Come rompere la routine (senza andare in crisi)
E se volessimo rompere questa routine senza fare un dramma? Come possiamo uscire dal “solito” senza stressarci troppo?
- Proponi subito il “a turno”: chiedi al bartender, “Fammi bere qualcosa che non ho mai provato, ma che somiglia a quello che prendo sempre.” In questo modo, puoi uscire dalla zona di comfort senza paura di fare una scelta sbagliata.
- Cambia il contesto: prova un locale nuovo. Il cambiamento di ambiente ti darà il coraggio di provare qualcosa di diverso, senza che il tuo cervello ti faccia sentire troppo a disagio.
- Bevi con altri sensi: invece di scegliere in base al nome del cocktail, prova a scegliere in base al colore, al profumo o alla texture. Non si tratta più solo di “cos’è popolare”, ma di un’esperienza più completa. D’altronde, anche la vista e l’olfatto possono giocare un ruolo importante nella tua scelta.
Cosa puoi dire, la prossima volta al bancone
La prossima volta che ordini al bar, puoi provare a dire: “Sai che il drink che ordiniamo è spesso più una dichiarazione sociale che una vera scelta gustativa? Il Moscow Mule non è solo buono. È un’abitudine ben oliata.” Vedi come reagisce la persona accanto a te! Potresti scoprire che tutti, in fondo, sono più legati ai loro drink preferiti di quanto pensino.
