Forse l’hai già visto su una confezione di biscotti francesi, una bibita al discount o uno snack da aereo.
È una etichetta con una lettera da A a E e una fascia di colore dal verde al rosso.
Si chiama Nutri‑Score, ed è uno strumento pensato per aiutarti a scegliere meglio cosa mangiare e bere. A colpo d’occhio.
Solo che in Italia non lo usa quasi nessuno. E c’è un motivo. Ma prima: capiamo cosa vuol dire.
Cos’è il Nutri‑Score, in parole semplici
È un sistema sviluppato in Francia, oggi usato (su base volontaria) in diversi Paesi UE.
Serve a indicare quanto è nutrizionalmente equilibrato un prodotto confezionato.
Semplifica. E funziona così:
- Lettera A (verde scuro): ottimo profilo
- Lettera E (rosso): mangialo/bevilo con molta moderazione (o non farlo)
- In mezzo: B (verde chiaro), C (giallo), D (arancione)
Il punteggio si calcola su 100 grammi o 100 ml di prodotto, considerando:
- calorie
- zuccheri
- grassi saturi
- sale
- fibre, frutta, verdura, legumi, proteine
È un semaforo. Ma per la bocca.
Cosa c’entra con l’aperitivo?
Più di quanto pensi. Perché molti alimenti e bevande da aperitivo rientrano tra quelli valutabili con Nutri‑Score. Per esempio:
- Cocktail ready-made, spritz in lattina, hard seltzer zuccherati → spesso D o E
- Snack salati, chips, arachidi speziate → quasi sempre E
- Tonic water e mixer dolcificati → spesso D (anche se sembrano light)
- Succhi e bevande aromatizzate per cocktail analcolici → se non sono 100% frutta, rischiano un bollino rosso
E no: non lo trovi in etichetta, perché in Italia il Nutri‑Score non è stato adottato. Ma all’estero sì.
Perché l’Italia non lo vuole?
Perché, secondo le istituzioni italiane:
- penalizza il made in Italy (es. parmigiano, prosciutto, olio extravergine → spesso C o D)
- è “troppo semplificato” e non considera la porzione reale
- rischia di indurre in errore
La nostra controproposta si chiama Nutrinform Battery: una batteria che mostra quanto del tuo “fabbisogno giornaliero” stai consumando.
Ma nessuno la capisce al volo, e nessuno la usa davvero.
E quindi? A noi, che ce ne frega?
Ce ne frega se ci importa sapere cosa mettiamo nel bicchiere o nel piattino.
Perché:
- se un bitter da discount ha zucchero, aromi e conservanti → il Nutri‑Score lo direbbe (e lo penalizzerebbe)
- se una tonica ha più zucchero di una cola → lo vedresti subito
- se uno snack ti frega con la scritta “naturale” → il Nutri‑Score lo contraddice
In assenza di questo semaforo, tocca a te guardare le etichette. Ma non sempre ci riusciamo.
Ecco 5 cose che avresti scoperto se ci fosse stato il Nutri‑Score
- Il tuo “Spritz zero zuccheri” in lattina ha in realtà un dolcificante con indice glicemico.
- I “pistacchi tostati al peperoncino” del bar sono E, ma non lo sai.
- Una “ginger beer biologica” da scaffale ha 12 g di zucchero per 100 ml. Sì, come un succo ACE.
- Il bitter artigianale bello da vedere? Ha 25% di zuccheri, ma lo scopri solo leggendo le micro-scritte.
- Una tonica piccola (18 cl) può contenere 4,5 zolle di zucchero. Senza dirtelo.
Quindi… è perfetto? No. Ma utile? Sì.
Il Nutri‑Score non è una pagella etica.
Non ti dice che un prodotto è buono o cattivo.
Ti dice se, ogni giorno, contribuisce a una dieta sbilanciata.
Se vedi E: sai che non puoi berlo/consumarlo spesso.
Se vedi B: puoi stare più tranquillo.
È uno strumento, non un giudizio. Ma almeno è leggibile.
Il vero punto
L’Italia non lo vuole. Ma il tuo corpo non lo sa.
L’etichetta che potrebbe aiutarti a scegliere meglio, non la vedi.
Ma la puoi conoscere. Puoi imparare a leggerla quando la trovi.
Puoi iniziare a chiederti cosa c’è nel drink che bevi — non solo per il gusto, ma per come ti fa stare.
Perché il gusto è una scelta. Ma anche la salute lo è.
E saper leggere un’etichetta è già una forma di libertà.
