Il boom del bere leggero e consapevole
Nel 2025, la mixology non ha bisogno di superalcolici per farsi sentire. I cocktail Low ABV, ovvero sotto i 10 gradi, stanno vivendo il loro momento d’oro. Secondo l’International Bar & Beverage Trends 2025, questo segmento cresce del 15% annuo e rappresenta già il 22% delle proposte nei migliori bar urbani d’Europa.
Merito soprattutto della Gen Z e dei Millennials, che scelgono drink più leggeri, sì, ma senza rinunciare a gusto, ritualità e complessità aromatica. È l’evoluzione naturale del “mindful drinking”: bere meno, ma meglio — e soprattutto, con più consapevolezza.
Perché i Low ABV piacciono
Salute, socialità e abbinamenti: è questo il trittico che spinge i Low ABV. Meno alcol vuol dire più benessere e meno sensi di colpa. Ma vuol dire anche poter bere più a lungo, dilatare il momento, vivere l’aperitivo senza timori.
In più, i Low ABV si prestano a pairing gastronomici più interessanti, perché non sovrastano il piatto e permettono giochi di sapori più sottili. Sono cocktail che si inseriscono con eleganza anche nel ritmo della cena, senza bisogno di chiudere la serata con un gin tonic pesante.
Italia e Nord Europa: due stili, una direzione
In Scandinavia e nel Regno Unito la rivoluzione è già consolidata: vermouth, sherry, sake, shrub e fermentati sono diventati ingredienti cult nei bar più raffinati. In Italia, invece, partiamo da una tradizione già Low ABV — pensa allo Spritz, all’Americano, al Vermuttino. Ma la nuova generazione di bartender sta riscrivendo quella tradizione: fermentazioni artigianali, infusioni botaniche, kombucha alcolici, shrub a base di frutta di stagione.
Il risultato? Una mixology leggera ma intensissima, che parla la lingua del presente.
Sotto i 10 gradi, sopra le aspettative
Chi pensa che “meno alcol” significhi “meno gusto” si sbaglia di grosso. I cocktail sotto i 10% oggi sono ricchi, profondi, sfaccettati. Merito di nuove tecniche: estrazioni a freddo, macerazioni prolungate, bitter fatti in casa, fermentazioni controllate.
In molti cocktail bar d’avanguardia i tasting menu sono composti esclusivamente da Low ABV. E l’esperienza non è “in difesa”: è un’esplorazione creativa che mette al centro il palato, non il grado alcolico.
Ristorazione e hôtellerie: il Low ABV diventa pairing
Il fenomeno non resta chiuso nei bar. Anche la ristorazione fine dining e l’hôtellerie stanno adottando i Low ABV come strumenti di eleganza e accoglienza. Secondo il Nomisma Food & Beverage Outlook 2025, il 35% dei ristoranti stellati europei propone ora pairing dedicati Low ABV, perfetti per valorizzare i piatti senza coprirli.
Stesso discorso negli hotel di fascia alta, soprattutto quelli orientati al benessere o alla clientela business internazionale: bere bene, senza sbandare, è diventata una forma di lusso sottile.
Verso il 2030: da trend a nuova normalità
Entro il 2030 i cocktail Low ABV potrebbero arrivare a rappresentare oltre il 30% della mixology europea.
Ma la sfida vera non sarà solo “fare meno alcol”. Sarà continuare a innovare, senza cadere nel banale. Perché il Low ABV non è una rinuncia: è un nuovo linguaggio del gusto, adatto ai tempi, ai corpi, e alle serate che vogliamo vivere con leggerezza — ma senza leggerezze.
