Sembrano sostenibili. Ma sotto la vernice opaca e le grafiche ecologiste, molte lattine dei drink ready-to-drink sono un problema ambientale serio. E spesso non lo sappiamo nemmeno.
Negli ultimi anni, l’esplosione dei cocktail in lattina ha conquistato scaffali e frigoriferi. Pratici, freschi, belli da postare. Ma sono davvero “green” come sembrano? La risposta è: non sempre. E spesso no.
Diversi studi condotti tra il 2023 e il 2025 — tra cui quello di Zero Waste Europe e uno più recente del consorzio internazionale Metal Packaging Europe — mostrano come una percentuale significativa di lattine per beverage non venga riciclata per motivi che non c’entrano con la nostra buona volontà, ma con la loro struttura interna.
Il trucco è dentro
Per motivi di conservazione e stabilità organolettica, molte lattine usano rivestimenti interni a base di resine epossidiche, inserti polimerici o film plastici invisibili a occhio nudo. Questi materiali, spesso non dichiarati in etichetta, compromettono il riciclo integrale dell’alluminio, o rendono l’intero contenitore non idoneo ai flussi di trattamento standard.
In particolare, i cocktail con ingredienti acidi (lime, bitter, frutti rossi) o a base lattica richiedono protezioni interne complesse. Alcuni brand usano barriere multistrato difficili da separare. Il risultato? Anche le lattine conferite correttamente finiscono nell’indifferenziata o nel downcycling.
Greenwashing da happy hour
Molti marchi cavalcano l’onda “eco” con claim come 100% riciclabile, zero waste, planet friendly. Ma la riciclabilità teorica non coincide con quella reale. È come dire che una bottiglia è biodegradabile, ma solo in condizioni di laboratorio.
Nel caso delle lattine, contano tre fattori:
- Il tipo di alluminio e rivestimento
- La presenza di etichette adesive o sleeve plastici
- La disponibilità di impianti che riescano a trattarli (che in Italia non sono ovunque)
Eppure il marketing spinge forte: nel 2024 l’Italia ha superato i 220 milioni di unità vendute di ready-to-drink. E la voce “packaging sostenibile” è presente nel 79% delle pubblicità.
Come bere meglio senza cadere nel tranello
Se vuoi davvero scegliere un aperitivo sostenibile, non basta guardare l’icona del fogliolino verde. Serve un piccolo cambio di prospettiva:
- Cerca lattine in alluminio “nudo”: senza rivestimenti opachi o sleeve plastici.
- Controlla se il brand dichiara il tipo di coating: alcuni produttori virtuosi lo fanno (es. Spirito Cocktails, Winestillery).
- Preferisci vetro o refill dove possibile: specialmente nei locali o per i cocktail “pronti” artigianali.
- Evita prodotti con troppi layer visivi: se sembra una lattina vestita da bottiglia, c’è un motivo (e non è ecologico).
La sostenibilità non si misura a sorsi
Bere bene, oggi, significa anche sapere cosa lasciamo dopo il drink. Non basta ridurre la plastica se poi ci riempiamo di lattine che non si possono fondere. Il rischio è una bolla ambientale che sa di lime, vodka e contraddizioni. E anche se il cocktail era buono, il retrogusto del greenwashing si sente eccome.
