Se pensi a Starbucks, la prima cosa che ti viene in mente è probabilmente il famoso bicchierone di caffè da portare via, un frappuccino ghiacciato, o forse un latte macchiato mentre navighi sulla tua app preferita.
Ma adesso, il colosso del caffè ha deciso di fare un passo audace nel mondo dell’aperitivo.
Sì, hai capito bene: Starbucks lancia il suo “menu aperitivo”, ispirato all’Italia.
Ma riuscirà davvero a reinventare il rito dell’aperitivo pomeridiano?
In qualche modo, sì. A modo suo.
Quando e perché: la mossa di fine aprile
La notizia è arrivata il 29 aprile scorso, durante una conference call con gli investitori del secondo trimestre 2025. Brian Niccol, CEO della catena, ha fatto un annuncio che ha fatto parlare tutti: il ritorno ai fondamentali con il piano “Back to Starbucks”, che include, tra le altre novità, una vera e propria esperienza di aperitivo pomeridiano.
Al momento, è ancora in fase di test, ma Starbucks ha chiaro l’obiettivo: trasformare le caffetterie in “terzi luoghi”, dove fermarsi per una pausa tra una riunione di lavoro e una corsa in metro, ma anche un posto dove rilassarsi per un momento in attesa che arrivi la serata.
E l’orario? Dalle 14:00 alle 17:00, perfetto per quel limbo tra la fine del pranzo e l’inizio della serata, quando tutti iniziano a pensare a qualcosa di fresco, stimolante, ma senza l’impegno di un cocktail forte. Starbucks vuole esserci.
Cosa propone: non chiamatelo spritz (ancora)
Dimentica il Campari, il Negroni e il Vermouth.
Per il momento, almeno.
Il menu di Starbucks, in fase di sviluppo, prevede una selezione di bevande frizzanti con note botaniche e fruttate, come citronella, ibisco e zenzero, mocktail a base di cold brew e frutta fresca, e una varietà di snack leggeri preparati in-store, come mini focacce, chips artigianali e hummus bowl.
Il tasso alcolico?
Piuttosto basso, se non nullo, con l’idea di offrire una bevanda fresca ed estetica, perfetta per essere postata su Instagram, ma che non esageri mai con l’alcol.
Starbucks vuole puntare sull’estetica, sulla freschezza e su abbinamenti visivamente attraenti, cercando di portare l’esperienza dell’aperitivo in una versione “semplificata”, alla portata di tutti.
Cosa c’entra l’Italia?
Starbucks si ispira chiaramente all’aperitivo italiano, ma in una versione che ha meno a che fare con il nostro amato rituale di socializzazione e più con l’idea di un break veloce, magari da prendere tra una call e l’altra.
Certo, l’ispirazione all’Italia c’è: bevande fresche, snack leggeri, un orario preciso per fermarsi, ma la versione Starbucks dell’aperitivo non è altro che una reinterpretazione della tradizione.
Niente amari, niente chiacchiere veloci al bancone, niente aperitivi urlati in piedi con amici. Al contrario, Starbucks vuole creare un’atmosfera più calma e rilassata, quasi hygge, pensata per i laptop-people, quelli che vogliono un posto dove mettersi a lavorare dopo pranzo, o per gli studenti che si fermano dopo una lezione. Il tutto in ambienti climatizzati, arredati in uno stile mid-century botanico, che evoca un senso di comfort e tranquillità.
E in Italia? Ci si può provare?
Per ora, Starbucks non ha ancora lanciato questa iniziativa nel nostro Paese, ma ha già testato versioni simili nel Regno Unito e in alcuni mercati degli Stati Uniti.
Considerato che l’azienda ha dichiarato interesse per esperienze gastronomiche più “artisanal” e diverse, non è escluso che questa versione dell’aperitivo arrivi anche in Italia.
E intanto, se sei curioso, puoi già provare qualcosa di simile: chiedi un Iced Hibiscus Refresher con una fetta di limone e qualche snack salato, e potresti ritrovarti con un’esperienza che, se non è proprio uno spritz, ti avvicina molto all’idea di un aperitivo rinfrescante in terrazza.
Portati un libro, lascia le cuffie a casa, e ricordati che l’aperitivo è sempre un momento da condividere.
Riflessione finale: è l’aperitivo che cambia, o siamo noi?
La mossa di Starbucks è, senza dubbio, interessante.
Discutibile, certo, ma anche coerente con l’approccio globale della compagnia.
Hanno preso un simbolo forte e iconico come l’aperitivo, l’hanno semplificato e adattato ai loro standard di efficienza, rendendolo adatto a un pubblico globale.
Non sarà mai l’aperitivo che conosciamo noi, con le sue ore di chiacchiere e piatti condivisi. Ma, se questo aiuterà a far conoscere il rito dell’aperitivo nel mondo, allora forse possiamo prenderlo con un po’ di ironia. In fondo, anche il Negroni è nato per errore. Chi lo sa?
