La regina dei cocktail non beve: cosa ci racconta Blake Lively con i suoi RTD (che trovi solo a Londra)

ready to drink

Blake Lively ha lanciato una linea di cocktail in lattina. Fin qui, niente di strano: è il destino di ogni celebrity americana con un minimo di branding personale.
Solo che Blake Lively non beve alcolici. Mai.
Eppure, i suoi Betty Booze stanno andando fortissimo negli Stati Uniti — tanto che, da giugno 2025, sono arrivati anche in Europa. Ma con una distribuzione ultra-selettiva: solo nel Regno Unito, in esclusiva da Majestic Wines.

La domanda è inevitabile: se una delle donne più glam del pianeta, nota per non bere, si mette a produrre RTD, che idea di cocktail ci sta vendendo?

Pronti da bere, pronti da postare

I ready-to-drink non sono una novità, ma Betty Booze è un caso a parte.
Non c’è l’estetica plastica da convenience store, né i sapori dolciacci tipo “mango mojito pink edition”. Solo lattine curate, design rétro-chic, e tre referenze semplici ma d’impatto:

  • Ginger Sparkling Bourbon con miele e rosmarino
  • Sparkling Tequila con lime e jalapeño
  • Tequila Frizzante al pompelmo rosa

L’obiettivo, secondo Blake, è offrire qualcosa di “clean, fancy and fun” — cioè pulito, elegante, ma accessibile.
Che è poi la descrizione perfetta anche del suo personaggio pubblico.

Non è il drink che conta, è chi lo firma

Nel mercato americano, dove il confine tra celebrity e imprenditoria è sempre più labile, Blake Lively non è la sola a firmare bottiglie.
Ma nel suo caso c’è un paradosso che fa notizia: una non-bevitrice che detta le regole del bere.
Come se ci stesse dicendo che il cocktail non è più (solo) una questione di alcol, ma di narrazione.

Un oggetto da mostrare, regalare, portare a una festa. Non serve shakerarlo, basta saperlo raccontare.

Londra, unica tappa europea per ora

I prodotti Betty Booze sono stati lanciati nel Regno Unito a giugno 2025, grazie a un’esclusiva con Majestic Wines, catena specializzata in vini e spirits di fascia alta.
Niente distribuzione in Italia.
Né supermercati, né e-commerce.
Se vuoi provarli, devi andare fisicamente in UK, o farti portare una lattina da un’amica in Erasmus.

E questa scarsità, inutile dirlo, li rende ancora più desiderabili.

Cosa ci insegna tutto questo?

Che il cocktail, oggi, non è sempre un gesto di gusto.
A volte è immagine, a volte biografia, a volte un’estetica in lattina.

E anche se il contenuto è onesto e ben fatto, quello che bevi è soprattutto il racconto di chi lo firma.
Non a caso, Betty Booze non punta su mixology o tradizione, ma su parole chiave come chic, conscious, effortless.
Perfetto per chi ama bere con grazia, ma ha perso il desiderio di sorprendersi.

Se quest’estate vai a Londra…

Entra in un negozio Majestic, prendi una lattina di Betty Booze, e portala in un parco con vista.
Non sarà il miglior cocktail della tua vita, ma forse è il più coerente con questo momento storico: veloce, elegante, senza tempo per sbagliare.

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