Il vino in tempo di guerra: tra embargo, scarsità e nuove rotte

Vini e guerre

L’Osservatorio 7PM analizza come i conflitti globali cambiano i flussi del vino nel mondo e nel tuo calice

Cosa c’entra la guerra con quello che bevi all’aperitivo?

Molto più di quanto pensi. Embargo, instabilità logistica, chiusura di mercati strategici e crisi energetiche stanno riscrivendo, bottiglia dopo bottiglia, la mappa globale del vino. E l’Italia, primo esportatore al mondo, è nel mezzo di questa turbolenza.

Vino e geopolitica: le rotte che cambiano

Negli ultimi due anni, la guerra in Ucraina e le sanzioni economiche contro Russia, Bielorussia e Iran hanno causato una flessione dell’export vinicolo europeo complessivo stimata attorno al 7,2% tra 2022 e 2024, mentre per l’Italia il calo medio sull’area est-europea è stato del 12,5% nello stesso periodo. Questi eventi hanno prodotto effetti diretti sull’export vinicolo:

  • La Russia, storicamente tra i primi 10 importatori di vino italiano, è scesa al 16º posto nel 2024.
  • L’Iran, pur con mercato illegale e sommerso, rappresentava un nodo logistico di scambio verso Paesi del Golfo: ora la rotta è interrotta.
  • Ucraina: nel 2021 valeva 45 milioni di euro di export vinicolo italiano; nel 2023 meno di 10.

Risultato: più vino italiano sta prendendo la via dell’Asia sud-orientale(+24% verso Vietnam e +19% verso Thailandia nel 2024, fonte ICE), dei Paesi africani non allineati (notabile il +30% verso Nigeria e Ghana), o del Centro e Sud America, dove il Messico ha registrato un +21% di import vinicolo italiano rispetto al 2022.

Chi perde e chi vince davvero

  • Le cantine medio-piccole che si affidavano a importatori russi o ucraini faticano a ricollocare le proprie etichette.
  • Crescono, invece, gli accordi con Vietnam, Nigeria, Messico, Thailandia e Corea del Sud.
  • Secondo il Wine Observatory di Unione Italiana Vini (2025), la crescita dell’export verso paesi extra-UE ha compensato solo parzialmente le perdite in area Est Europa.

Effetti nel calice e al supermercato

  • Le etichette più economiche destinate a mercati in crisi sono rimaste invendute: alcune sono finite in GDO a prezzi scontati, altre riconvertite in blend da vendere come “private label”.
  • I costi di trasporto e assicurazione marittima sono aumentati fino al 38% rispetto ai livelli del 2021, quando la media di incremento si attestava attorno all’8% annuo. L’incremento è stato particolarmente marcato per le rotte mediorientali e africane su alcune rotte mediorientali e africane .
  • Alcuni produttori hanno riconvertito linee di spumante per il mercato tedesco o scandinavo, più stabili.

Il futuro prossimo: nuove abitudini, nuovi brindisi

  • L’instabilità globale sta incentivando piccole alleanze intercontinentali: consorzi italiani in dialogo con distributori africani e asiatici.
  • I grandi gruppi vitivinicoli puntano su marchi più flessibili, facilmente adattabili a diversi mercati.
  • E chi lavora nel mondo del vino parla già di una nuova geopolitica dell’aperitivo: meno Francia e USA, più Cile, Sud Africa, Romania, Moldavia.

Conclusione

Quando apri una bottiglia oggi, chiediti: “Perché questa, proprio ora?”.

Il tuo vino non arriva più dove arrivava prima. Cambia rotta, cambia storia, cambia gusto. E l’Osservatorio 7PM continuerà a seguirlo, tra embargo, resilienza e nuovi brindisi globali.

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