Dimentica gli itinerari mordi e fuggi, le corse ai monumenti e i selfie in serie. Il viaggio, oggi, ha un altro sapore. Letteralmente. Nel 2025, il turismo enogastronomico non è più una nicchia per appassionati, ma un modo nuovo (e più consapevole) di scoprire l’Italia. Fatto di soste lente, assaggi raccontati, vini che parlano del territorio e piatti che custodiscono storie.
Non solo numeri: statistiche che sanno di evoluzione
Secondo ENIT, le esperienze culinarie hanno portato in Italia 2,4 milioni di presenze nel 2025, con un balzo del 176% rispetto al periodo pre-pandemia. E non è solo questione di quantità: la spesa internazionale legata al gusto ha sfiorato i 400 milioni di euro, +9% rispetto al 2023. Ma più che indicatori economici, questi numeri raccontano un cambiamento culturale: oggi si viaggia per assaggiare.
Esperienze vere, racconti che si mangiano
Il 50,7% dei turisti sceglie dove andare in base all’offerta enogastronomica. Ma non basta più la “buona cucina”: vogliamo sapere da dove arriva quel formaggio, chi coltiva le erbe dell’amaro locale, cosa si cela dietro un’etichetta artigianale. Il piatto è un portale. E se è fatto con materie prime sostenibili, meglio ancora.
Non stupisce quindi che borghi e aree rurali siano tra le mete più ambite. Il 93% degli italiani prevede di visitarli nel 2025. Perché lì, lontano dai menu fotocopiati per turisti, ci sono esperienze autentiche. Quelle in cui assaggi un vino e ti spiegano perché quella vigna è bassa, e quella pergola guarda il tramonto.
Borghi, cantine, piccole storie che valgono il viaggio
La riscoperta dell’Italia più minuta – quella fatta di trattorie di paese, sagre vere, cantine con 5 tavoli e un cane all’ingresso – sta diventando il cuore pulsante del nuovo turismo. Non serve il lusso: serve l’identità. Un’identità che oggi si racconta con un calice in mano e il pane caldo sul tavolo.
Le cantine, in particolare, si stanno trasformando in veri poli d’accoglienza culturale. Offrono degustazioni, certo. Ma anche tour nei vigneti, esperienze sensoriali, cene tra le botti, visite guidate che parlano di clima, suolo e innovazione. L’enoturismo è diventato un’industria esperienziale.
Il futuro del turismo ha il profumo di un’arancia candita
Il turismo enogastronomico non è solo una risposta al desiderio di lentezza e autenticità. È anche una strada concreta per sostenere le economie locali, preservare il paesaggio, innovare il settore dell’hospitality. Le aziende che puntano su valori veri e storytelling ben fatto stanno intercettando un pubblico trasversale, che va dal viaggiatore foodie alla famiglia in cerca di weekend fuori dalle rotte classiche.
In altre parole: se nel 2025 c’è un modo per raccontare l’Italia, è farlo attraverso ciò che si mangia e si beve. E ogni brindisi è una piccola dichiarazione d’amore per il territorio.
