Il gusto della resistenza: come cambia il bere nei paesi in conflitto

arak

L’Osservatorio 7PM esplora il lato più umano e liquido della resilienza

In Siria, l’arak si produce ancora artigianalmente sotto le bombe. In Ucraina, alcune microdistillerie continuano ad attivare crowdfunding per esportare vodka come simbolo di resistenza. In Palestina, il vino di Cremisan viene imbottigliato accanto a un muro di cemento alto otto metri. A giugno 2025, nonostante l’aggravarsi della crisi umanitaria nella Striscia di Gaza e la pressione militare in Cisgiordania, la produzione a Betlemme continua, seppur a regime ridotto, con l’obiettivo dichiarato di mantenere viva una tradizione agricola identitaria (fonte: Wine Spectator, aggiornamento 2025).

Bere nei paesi in guerra non è evasione: è esistenza. Una forma di identità, memoria e resistenza quotidiana. L’Osservatorio 7PM ha raccolto dati, testimonianze e analisi su come la cultura del bere cambi (ma non scompaia) anche sotto attacco.

Ucraina: la vodka della rinascita

Dal 2022, alcune distillerie locali come Lvivianka e Nemiroff hanno riconvertito parte della produzione per sostenere le forze civili.

  • Alcune bottiglie portano messaggi di resistenza e una parte dei proventi va alle ONG locali.
  • I bar nei rifugi antiaerei hanno ripreso vita: servono shot e solidarietà, spesso al buio e senza musica.
  • A Kyiv, il progetto “Drinks for Peace” ha unito barman internazionali e locali per creare cocktail ispirati alla sopravvivenza urbana (fonte: The Spirits Business, 2024).

Medio Oriente: birra e vino oltre il muro

  • A Betlemme, la Taybeh Brewing Company continua la sua produzione, nonostante i blocchi e la scarsità di luppolo importato.
  • I monaci salesiani di Cremisan producono ancora vino tra checkpoint e restrizioni: le esportazioni verso Europa e Stati Uniti sono un atto di sopravvivenza culturale.
  • In Libano, la produzione di arak ha subito una contrazione ma resta simbolo identitario soprattutto nelle aree rurali, dove si distilla anche in casa.

Caucaso e oltre: il vino come patrimonio

In Armenia e Georgia, segnate da tensioni e guerre intermittenti, il vino continua a essere veicolo di orgoglio nazionale.

  • In Armenia, la cantina Zorah ha dichiarato che “produrre anche solo mille bottiglie è resistere alla paura” (fonte: Decanter, 2023).
  • In Georgia, festival del vino e masterclass internazionali vengono organizzati anche nei momenti più incerti, come segno di continuità culturale.

Bere per ricordare, non per dimenticare

Nei paesi in guerra il bere non è svago. È spesso legato a riti religiosi, comunitari, storici. Non è alcolismo di fuga, ma micro-resistenza quotidiana.

Molte di queste realtà non possono permettersi bottiglie con design patinati o campagne pubblicitarie: ma ogni loro sorso ha un peso specifico altissimo.

E quindi?

Dove il mondo si spezza, spesso si brinda ancora. Non per festeggiare, ma per restare umani. L’Osservatorio 7PM continuerà a raccontare anche questo: il lato liquido della resilienza.

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