Spoiler: non era il Chianti
Dante beveva? Probabilmente sì. Magari poco, magari solo in compagnia di mecenati e medici, ma l’idea che il Sommo Poeta si concedesse un bicchiere tra un canto dell’Inferno e una sosta a Verona è più che plausibile.
Cosa c’era nel calice? No, non un Super Tuscan. E neppure un Sangiovese. All’epoca l’aperitivo era un’altra cosa: dolce, speziato, caldo. E con un nome da farmacista: ipocrasso.
Cos’era l’ipocrasso
L’ipocrasso era un vino rosso miscelato con miele e spezie — cannella, chiodi di garofano, zenzero, pepe — lasciato in infusione e filtrato con un “manicotto d’Ippocrate”, ovvero un sacchetto da speziale.
Si beveva per stimolare lo stomaco, riscaldare i pensieri e aiutare la digestione delle abbondanti cene medievali. Ma anche per altro: era la Red Bull dei letterati, il punch dei filosofi, l’elixir dei malinconici.
E funzionava. Almeno per lo spirito.
Boccaccio lo sapeva
Nessuno ci racconta Dante meglio di Boccaccio. Nei suoi commenti alla Commedia non dice cosa bevesse il poeta, ma le sue novelle sono piene di riferimenti a vini profumati, “corrotti” da spezie, usati per rallegrare, ingannare, sedurre.
Nel Decameron, uno dei servi più scaltri usa un vino speziato per confondere il padrone.
E non è solo fiction: l’ipocrasso esisteva davvero, come confermano ricettari dell’epoca (Liber de coquina, XIII sec.) e lettere diplomatiche (i papi lo regalavano a raffica).
In sintesi: se Dante beveva qualcosa di elegante e medicinale, era ipocrasso. Non c’è alternativa credibile. Al massimo, un vinello scaldato con erbe di campagna. Ma su questo torneremo un’altra volta.
Un gesto da intellettuali e da privilegiati
Nel Medioevo non si beveva per sballarsi. Si beveva per curarsi, per connettersi con Dio o per scrivere meglio. L’alcol “nudo” era sospetto, mentre l’alcol miscelato con erbe e spezie era lecito, anzi consigliato.
Dolcificare il vino con miele e profumarlo con ingredienti d’Oriente era un lusso che parlava di cultura, di scambi, di conoscenze. Altro che happy hour: qui si sfidavano gli umori del corpo e i demoni interiori.
Vuoi provarlo? Ricetta (ri)nata per l’home bar
L’ipocrasso si può rifare anche oggi, con qualche piccola semplificazione. Il risultato è un vin brûlé medievale ma elegante, perfetto per meditare su versi oscuri o su un lunedì pesante.
Ingredienti:
- 1 bottiglia di vino rosso giovane e speziato (tipo Syrah o Alicante)
- 50 g di miele (castagno o millefiori)
- 2 stecche di cannella
- 5 chiodi di garofano
- 1 cucchiaino di pepe nero in grani
- 1 cm di zenzero fresco
- (opzionale) scorza d’arancia secca
Procedimento:
- In un pentolino, scalda metà vino con miele e spezie. Non far bollire!
- Lascia in infusione 1-2 ore. Più tempo = più carattere.
- Filtra e aggiungi il vino rimasto. Mescola e lascia riposare ancora un po’.
- Servi tiepido. Sì, anche d’estate: è un drink da interiore, non da piscina.
Cosa abbinarci?
Un canto della Vita Nova. Una serata lenta. Una playlist di liuti su Spotify. O semplicemente un momento per ricordare che bere con stile non è una moda: è un’abitudine millenaria.
