Il blending master: chi crea oggi i vermouth e gli amari d’autore

Perfume Artisan's Worktable

Oltre il bartender: il mestiere invisibile del gusto liquido

Dietro ogni vermouth elegante o ogni amaro moderno che finisce nei cocktail più raffinati, c’è quasi sempre una figura poco raccontata: il blending master. Non è un distillatore, non è un erborista puro, non è un semplice produttore artigianale. È l’architetto dell’equilibrio aromatico.

Mentre la mixology 2025 spinge sempre più verso la personalizzazione e la trasparenza di filiera, la figura del blending master sta uscendo dal backstage tecnico per diventare un riferimento creativo nel mondo beverage.

Secondo i dati IWSR e il report Spirits Business 2025, la crescita dei vermouth e amari premium sta superando il 9% annuo in Europa occidentale, grazie proprio alla ricerca di blend unici, legati a territori specifici e a botaniche identitarie.

Cosa fa davvero un blending master?

Il suo lavoro non è semplicemente miscelare botaniche a caso. Significa:

  • selezionare decine di erbe, radici, fiori e spezie in base a stagionalità, provenienza e resa aromatica;
  • calibrare l’estrazione di ogni singolo componente (infusione a freddo? macerazione alcolica? decozione?);
  • costruire curve aromatiche che funzionino sia da sole (nel bere liscio) sia come base in miscelazione;
  • gestire la coerenza produttiva lotto dopo lotto, nonostante la variabilità naturale delle materie prime.

Alcuni nomi che guidano la nuova scena

In Italia stanno emergendo veri atelier del blending:

  • Roberto Bava (Cocchi, Piemonte): maestro del bilanciamento tra dolcezza e amaricatura nei vermouth classici.
  • Giuseppe Gallo (Italicus, Torino): ha rilanciato il rosolio costruendo un profilo di agrumi e bergamotto calibrato scientificamente.
  • Leonardo Leuci (The Jerry Thomas Project, Roma): con il suo Vermouth Del Professore ha riscoperto il blend artigianale da laboratorio urbano.

Perché il blending conta sempre di più anche nei bar

Molti cocktail bar di fascia alta oggi lavorano direttamente con blending master per creare etichette house-made, signature per il proprio menu stagionale. La distinzione tra produzione e miscelazione si sta assottigliando, e il bartender diventa spesso parte attiva del laboratorio di blend.

Come osserva il World’s 50 Best Bars 2025, “il nuovo lusso nei drink non è solo la rarità del distillato, ma la firma aromatica unica del blend”.

In fondo, dietro ogni Martini perfetto o ogni Negroni calibrato al millimetro c’è un lavoro invisibile di architettura botanica che inizia molto prima dello shaker. Ed è qui che il blending master diventa il vero artigiano del gusto liquido contemporaneo.

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