Il bar dello stadio: bene comune o macchina da profitto?

Bar e stadio

Ogni birra comprata allo stadio è un tassello di un puzzle economico e culturale. Ma è lecito chiedersi: in che modo e per chi fruttano davvero quei soldi?

Ricavi locali: Milano, Roma, Torino a confronto

  • Milano (San Siro)
    M-I Stadio, la società controllata da Milan e Inter che gestisce l’impianto, ha registrato nel 2023/24 ricavi complessivi per 36,2 milioni di euro, con un incremento del 33% rispetto alla stagione precedente. Di questi, oltre 2,5 milioni arrivano da food & beverage durante le partite e altri 5,3 milioni dagli eventi extra-calcistici, come i concerti. Tuttavia, la gestione del comparto F&B è affidata tramite appalti a multinazionali come Sodexo, Cirfood, Elior, che controllano la filiera distributiva: dalla logistica all’offerta. Il tifoso finale non ha visibilità su margini, costi reali e reinvestimenti locali.
  • Roma (Stadio Olimpico)
    La Roma, nella stagione 2022/23, ha generato 49,2 milioni di euro di ricavi stadio, includendo F&B, hospitality e biglietteria. All’Olimpico sono state sperimentate forme innovative di consumo, tra cui delivery via app direttamente al posto per panini e birre, in collaborazione con startup italiane. Il sistema è stato testato durante match ad alta affluenza.
  • Torino (Allianz Stadium)
    L’impianto della Juventus, di proprietà del club, ha totalizzato oltre 500 milioni di euro complessivi in ricavi da stadio dal 2011 a oggi. Il comparto F&B genera circa 5 milioni l’anno, anche grazie alla partnership con il Gruppo Da Vittorio, che cura la ristorazione hospitality con una proposta stellata. Qui il tifoso VIP vive un’esperienza enogastronomica di alto livello, con carta vini e piatti d’autore.

L’eterogeneità italiana

La gestione food & beverage allo stadio in Italia non è affatto omogenea. Ogni città segue un modello diverso:

  • Milano, l’impostazione è centralizzata e industriale: grandi numeri, poca trasparenza, logica commerciale.
  • Roma, si sperimenta sul fronte organizzativo, con l’obiettivo di fluidificare il servizio.
  • Torino, il focus è sulla qualità premium e la fidelizzazione di fascia alta.

Tutte queste scelte si riflettono su cosa beviamo e quanto paghiamo.

Il valore e il prezzo di un bicchiere

A San Siro una birra media costa tra i 6,50 e i 7,50 euro. Questo prezzo include bicchieri compostabili o riutilizzabili, logistica, personale, royalties ai club, IVA. Ma resta difficile risalire al margine netto per chi gestisce. La trasparenza dei dati è scarsa, i bandi pubblici poco accessibili.

A Torino il prezzo è più alto, ma giustificato da un’offerta superiore. A Roma è più variabile, in base al fornitore e al settore.

E all’estero?

In Germania, alcuni club (es. St. Pauli, Union Berlin) hanno creato corner F&B gestiti da cooperative di tifosi. In Olanda, alcuni stadi offrono refill gratuito d’acqua. In Inghilterra si discute sul ritorno della birra artigianale locale nei bar interni, con margini più equi e progetti a impatto sociale.

Conclusione

Il bar dello stadio non è un dettaglio. È una lente attraverso cui leggere l’equilibrio tra profitto, comunità e identità culturale. Bere in curva, oggi, significa anche fare una scelta etica.

A Milano, Roma e Torino si giocano tre modelli diversi. Capire quale ci rappresenta di più – come tifosi e cittadini – è il primo passo per pretendere un consumo più consapevole e, magari, più giusto.

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