Per anni ci siamo detti: meglio naturale. Meglio un fermentato fatto in casa. Meglio un estratto botanico che un additivo chimico.
Poi è arrivata l’Europa.
Nel 2025 entra in vigore il Regolamento UE 2025/40: una nuova disciplina che include anche i conservanti naturali, gli aromi vegetali e le culture microbiche tradizionali tra le sostanze da dichiarare, controllare e — in certi casi — autorizzare.
Una norma pensata per proteggere il consumatore. Ma che, di fatto, rischia di complicare la vita a chi lavora con infusi, fermentati, amari artigianali, bitter autoprodotti o cocktail a base botanica.
Se misceli, questo ti riguarda.
Cosa dice davvero la normativa UE
Il nuovo Regolamento stabilisce che:
- Gli ingredienti vegetali usati per conservare, aromatizzare o fermentare devono essere dichiarati in etichetta.
- Se questi ingredienti non hanno una storia di consumo in Europa documentata prima del 1997, possono essere classificati come novel food.
- Le food cultures (fermenti, starter naturali, batteri lattici ecc.) non sono automaticamente “naturali” né esenti: possono essere soggette a restrizioni se non approvate ufficialmente.
.
Cosa significa per l’aperitivo
Se usi o offri:
- shrubs fatti in casa (aceto + frutta + fermentazione spontanea)
- cocktail con erbe spontanee infuse (elicriso, ruta, assenzio, foglie selvatiche)
- sciroppi autoprodotti da lavanda, sambuco o altri fiori
- kombucha o kefir personalizzati da usare come base drink
- bitter artigianali a base botanica
…potresti dover dichiarare esattamente da cosa sono fatti, se quei componenti sono stati trattati, fermentati o addizionati in modo che abbiano funzione aromatizzante o conservante.
Il concetto chiave è: naturale non significa esente da regole.
Ma cosa rischia davvero chi mischia?
- Se vendi cocktail in bottiglia o liquidi preparati, potresti incorrere in sanzioni per etichettatura non conforme.
- Se usi ingredienti non autorizzati (anche se naturali), potresti non poterli più commercializzare senza passare da una procedura di notifica novel food.
- Anche in bar o eventi, la mancanza di trasparenza su fermentati o aromi può essere sanzionata dai NAS o dalle ASL locali.
Cosa puoi fare bene da adesso
- Studia la storia del tuo ingrediente: è usato in cucina? in che forma? dal quando?
- Evita mix oscuri: se usi estratti vegetali pronti, chiedi sempre origine e trattamento.
- Limita i claim “naturali” vaghi: se scrivi “bitter naturale” ma usi aromi da laboratorio, stai sbagliando.
- Fermenta consapevolmente: le fermentazioni spontanee non sono più un territorio franco.
- Se infondi, dichiara: anche un semplice infuso alcolico di camomilla va etichettato con ingredienti precisi se venduto.
Un esempio concreto
Hai fatto uno shrub fermentato con basilico e miele.
Lo usi nel tuo drink in bottiglia. Bene.
Se quel fermentato è instabile, non certificato, o usi starter non approvati → rientra tra gli alimenti a rischio regolatorio.
Non serve che sia chimico per essere problematico.
Perché te lo stiamo dicendo proprio qui
Perché il mondo del bere bene si sta riempiendo di etichette creative, botaniche, “green”.
Ma se non conosci la normativa che regola ciò che versi nel bicchiere, stai facendo storytelling. Non miscelazione responsabile.
E chi ama bere bene, vuole anche sapere che c’è qualcosa di vero, pulito e regolare dietro ogni sorso.
