Gen Z e aperitivo: meno alcol, più senso

Aperitivo tra amici

Li davano per astemi, invece stanno riscrivendo il rito dell’aperitivo.
Cocktail? Sì, ma low.
Esperienza? Totale.

L’importante è che ci sia un messaggio, non solo un garnish!

L’aperitivo non è morto. È cambiato playlist.

Ogni venerdì, alle 19, inizia il solito rituale: i bar si riempiono di chi cerca un angolo per socializzare, un drink rinfrescante e una chiacchierata. Ma non parliamo più solo di trentenni in cerca di bollicine e networking. Entra in scena la Gen Z: una generazione che sta ridisegnando l’aperitivo, portando con sé non solo nuovi gusti, ma una visione completamente diversa del “momento giusto” per stare insieme.

I più giovani non cercano solo un drink da sorseggiare in attesa della cena. Loro vogliono un’esperienza completa. Sì, il cocktail è importante, ma ciò che conta davvero è la coerenza, la sostenibilità e il messaggio che quel bicchiere deve trasmettere. L’aperitivo diventa un piccolo, grande manifesto di quello che siamo, di come vogliamo vivere, divertirci e comunicare. Non più solo un’ora di relax dopo una giornata lunga, ma un momento da vivere con consapevolezza.

I numeri parlano chiaro (e in capslock)

Ecco cosa ci dicono i dati dal Bacardi Cocktail Trends Report 2025:

  • Il 49% dei giovani italiani (18-29 anni) prevede di dedicare più tempo all’aperitivo. Non si tratta solo di bere, ma di una vera e propria occasione sociale.
  • Il 66% della Gen Z vuole limitare l’alcol: cercano alternative sane, ma non tristi. Dimentica il classico “non voglio bere” perché ora le alternative ci sono, e sono gustose.
  • Il 32% ha sostituito il vino con cocktail e il 27% la birra. La scelta non è più limitata, ma si amplia in un mondo di nuove possibilità.
  • Il ghiaccio resta. Quello sì, è un must.

Cosa vogliono davvero

Esperienza su misura

Per la Gen Z, l’aperitivo è un momento in cui non si fa solo “finta” di stare insieme. Vogliono ambienti stimolanti, carte dei cocktail curate, e uno staff preparato. Niente più improvvisazioni. Ogni elemento deve parlare la stessa lingua, quella della qualità e della cura. La differenza la fanno i dettagli: un drink studiato, un luogo che fa sentire a proprio agio, un ambiente che inviti alla conversazione. Non basta solo bere, bisogna vivere l’esperienza.

Etica nel bicchiere

Oggi la Gen Z vuole trasparenza. Chiedono ingredienti naturali, locali, possibilmente bio. Non è solo una moda: è una consapevolezza che cresce ogni giorno. Non basta che un drink sia buono, deve anche essere giusto. Tracciabilità e sostenibilità non sono concetti secondari, ma centrali. E se riesci a fare tutto questo in un bicchiere da aperitivo, allora hai davvero colpito nel segno.

Cocktail NO/LOW che hanno una personalità

Mocktail? Certo, ma solo se è fatto con infusi artigianali, fermentazioni e magari se ha anche un nome interessante e una storia da raccontare. La Gen Z non è interessata a bere “qualcosa di simile a un cocktail, ma senza alcol”. Vogliono qualcosa che abbia personalità, che sia unico. Non si accontentano della classica bibita zuccherata, ma cercano un’esperienza sensoriale completa, anche nei drink senza alcol.

Estetica e condivisibilità

Un altro aspetto fondamentale: il drink non si beve mai da solo. Deve essere condivisibile. Non solo con le persone intorno, ma anche con i propri follower sui social. L’estetica del drink è essenziale: deve essere un prodotto che racconti qualcosa di sé, che parli di chi lo ordina. E per la Gen Z, l’aspetto visivo è parte integrante dell’esperienza. L’immagine del drink, la sua forma, i suoi colori, la sua decorazione devono essere perfetti, instagrammabili per non far perdere occasione di mostrarlo a tutti.

Come adattare il tuo bar (senza fare il giovane)

Se gestisci un bar e vuoi adattarti a queste nuove richieste senza sembrare troppo “giovane” o forzato, ci sono alcune mosse fondamentali:

  • Rivedi la carta: inserisci drink analcolici veri e propri, pensati con la stessa cura dei cocktail classici. Non devono essere solo un’alternativa, ma una scelta di qualità.
  • Forma il tuo staff: usa un linguaggio inclusivo, che sappia rispondere alle curiosità dei clienti. Conoscenza dei prodotti e attenzione al cliente curioso sono cruciali.
  • Valorizza i tuoi valori: il packaging, la sostenibilità e le scelte etiche sono essenziali. Non basta dire che il prodotto è sostenibile, devi raccontarlo. Ogni piccolo dettaglio conta.
  • Dai spazio alla community: organizza eventi collaborativi, musica dal vivo, mini-talk che parlano di temi di interesse. Non solo DJ-set, ma esperienze che uniscano le persone intorno a temi condivisi.

La Gen Z non sta rovinando l’aperitivo. Sta semplicemente togliendo l’etichetta appiccicosa e restituendo al rito il suo vero significato: stare insieme, con qualcosa di buono nel bicchiere. Non importa che sia un Martini, un kombucha al rosmarino o una clarified apple soda, quello che conta è che abbiano scelto di esserci. E forse, in questo, stanno insegnando qualcosa anche a noi.

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