Bere a San Siro: un’istantanea culturale secondo l’Osservatorio 7PM
Cosa beviamo oggi allo stadio?
Se pensi ancora solo a birra calda e panino al salame, sei rimasto fuori dal gioco. Perché San Siro è diventato (anche) un centro di consumo culturale, sociale e strategico. E le cifre lo confermano.
Nel bilancio 2023/24 di M-I Stadio, la società che gestisce l’impianto per conto di Milan e Inter, si legge che i ricavi da food & beverage hanno superato i 2,5 milioni di euro, con un incremento del +33% rispetto alla stagione precedente. E questo senza contare l’indotto da concerti e grandi eventi, che ha generato ulteriori 5,3 milioni.
Totale? Oltre 7,8 milioni di euro legati a quello che mangiamo e beviamo sugli spalti.
Chi muove davvero i bicchieri e i margini
Dietro ai banchi bar di San Siro ci sono nomi noti della ristorazione collettiva. In primis Sodexo, multinazionale francese con filiale italiana molto attiva in ambito sportivo. Segue Cirfood, cooperativa emiliana con un piano triennale di innovazione sostenibile avviato anche negli stadi.
Questi operatori, oltre a garantire logistica e servizio, oggi fanno analisi comportamentale del tifoso, lavorano su miglioramento percorsi d’acquisto, e propongono opzioni sempre più differenziate: birra? Sì, ma anche vini biologici, soft drink speciali, opzioni veg e gluten free.
L’obiettivo è uno solo: trasformare il consumo allo stadio in un gesto riconoscibile, ripetibile e sostenibile.
Il tifoso che compra: l’analisi 7PM
L’Osservatorio 7PM ha identificato almeno 4 profili di tifosi/bevitori allo stadio, in base a dati, osservazioni dirette e comportamenti d’acquisto:
Il “classico da curva”
Beve birra media, spesso prima del match. Cerca velocità, prezzo e rituale. Tollera la plastica, ma mal sopporta le code.
Il “familiare da tribuna”
Opta per soft drink, acqua o succo. Compone il suo ordine con snack per bambini. Più attento al prezzo che alla marca.
Il “selettivo da club”
Acquista solo nei corner hospitality. Cerca vino, prosecco o cocktail pronto. Vuole bicchiere vero, e poca folla.
Il “consapevole urbano”
Acquista bevande a basso impatto: kombucha, acqua minerale in brick, succhi bio. Legge l’etichetta anche tra i cori.
Bere allo stadio è un gesto culturale
Una birra da 7 euro a San Siro non è solo una birra: è appartenenza, sfogo, rito collettivo. Ma anche una scelta economica e politica, perché sempre più tifosi si chiedono dove finisce il loro euro, e cosa bevono davvero.
Lo conferma il fatto che oltre il 35% degli acquisti beverage avviene fuori dall’orario del match, tra pre-partita e halftime. La bevuta non è più solo carburante: è parte dell’esperienza.
Cosa succede con il nuovo stadio?
Nel progetto del nuovo impianto a San Donato, Milan e Inter prevedono ricavi annui fino a 80 milioni di euro da servizi e food & beverage. Un cambio di scala enorme rispetto ai numeri attuali.
Le nuove arene, sul modello europeo, avranno più spazi per bere bene: wine bar, mixology corner, zone premium a tema. Ma anche più controllo, branding e tracciabilità.
Le 3 tendenze da tenere d’occhio secondo 7PM
- Eco-bicchiere e refill: il tifoso under 35 preferisce contenitori riutilizzabili. E i corner lo sanno.
- Bevande ibride: kombucha, drink fermentati, acque aromatizzate stanno emergendo anche tra i fan.
- Segmentazione dei punti vendita: corner veloci, bar premium e stazioni mixology stanno diventando la nuova normalità.
Bere allo stadio non è più un gesto secondario: è un riflesso delle nostre abitudini, delle nostre scelte e, in fondo, del nostro modo di vivere la collettività. In un momento in cui anche il futuro degli stadi è oggetto di dibattito, osservare cosa succede tra un sorso e l’altro può dire molto più di quanto sembri.
