Folle Blanche

Sunrise Vineyard Serenity

L’uva del Cognac che ha ancora qualcosa da dire

Se c’è un’uva che ha vissuto il successo, il declino e l’oblio, è la Folle Blanche.
Un tempo era la regina dei distillati francesi: Cognac, Armagnac, anche Calvados. La chiamavano “Picpoul”, “Gros Plant”, e per secoli ha retto da sola l’intera industria dell’alcol da esportazione. Poi è arrivata la fillossera, e con lei la caduta.

L’uva venne considerata troppo fragile, troppo incline a marcire, troppo “vecchio stile”. Così venne sostituita da varietà più robuste come l’Ugni Blanc (che oggi domina il 98% del Cognac).
Ma la Folle Blanche non è scomparsa del tutto. Continua a crescere in piccole vigne del Pays Nantais e del Bas-Armagnac, dove resiste e convince.

E ora, torna a farsi sentire. Nelle mani giuste, fa vini e distillati che sembrano usciti da un manuale di grazia.

Un’uva dai mille nomi e dalle mille cadute

Conosciuta anche come Gros Plant du Pays Nantais o Picpoul, la Folle Blanche ha avuto un passato brillante.
Nel Settecento era l’uva più coltivata di Francia, grazie al suo elevatissimo tenore acido, perfetto per la distillazione.
Ma proprio quell’acidità, e la buccia sottile, la rendevano vulnerabile. I produttori la abbandonarono a favore di varietà più produttive.
Solo in pochissime zone è sopravvissuta grazie all’ostinazione dei contadini, e oggi i migliori vigneron la trattano come una reliquia da proteggere.

Cosa aspettarsi nel bicchiere

In versione bianca secca, come vino, la Folle Blanche è tesa, nervosa, freschissima. Profuma di limone, mela verde, pietra bagnata. In bocca è secca, lunga, con un’acidità tagliente che ricorda certi Muscadet iper-locali, ma con più carattere.

Nelle versioni distillate (Armagnac o Cognac), dà prodotti di una finezza floreale unica: rosmarino, fiori bianchi, scorza, sottobosco.

Dove resiste

  • Bas-Armagnac (Landes): per distillati puri e storici
  • Pays Nantais (Loira Atlantica): per bianchi secchi, spesso non filtrati
  • Ile de Ré & Charente-Maritime: esperimenti isolati in blend o base spumante

In tutto, meno di 400 ettari rimasti in Francia.

La bottiglia che ci piace

Domaine Sérol – Folle Blanche “Perdrizière” 2023

Côte Roannaise (Loira)
Prezzo: 19–21 €

La Folle Blanche non è facile da domare, ma a Domaine Sérol lo fanno con una grazia da artigiani veri.
Siamo nella Côte Roannaise, parte più interna della Loira, lontana dalle rotte del Muscadet e del Sancerre. Il suolo è granitico, l’altitudine tra i 300 e i 500 metri. Qui la Folle cresce senza eccessi, spinta da un clima fresco e ventoso, perfetto per esprimere finezza e tensione.

La cuvée “Perdrizière” prende il nome dal campo dove si aggirano ancora le pernici. È vinificata in acciaio, con fermentazione spontanea, nessuna chiarifica, niente legno. Solo uva e pazienza.
Nel bicchiere ha un profilo netto: scorza di lime, mela acerba, fiori di sambuco, una punta di erba tagliata. Il sorso è asciutto, filante, sapido, con una scia minerale che fa salivare come un grande bianco da ostrica.

Un vino che sembra piccolo, ma che continua a cambiare ogni minuto nel bicchiere. Da bere fresco, ma non gelato, con crudité di mare, verdure alla brace, formaggi di capra. O con chi non si fa impressionare dai vitigni famosi.

Curiosità da sapere e da dire

  • Il nome “Folle” non ha nulla a che vedere con la follia: deriva dal latino folia, foglia abbondante.
  • Fino all’Ottocento, tutti i Cognac e gli Armagnac erano prodotti con questa sola uva.
  • In alcune microzone dell’Armagnac, alcune piante sopravvissute a piede franco hanno più di 150 anni.

In sintesi

La Folle Blanche è un’uva che vuole solo tornare ad avere voce, nelle bottiglie giuste.
Chi la ascolta, oggi, trova acidità vera, sincerità contadina e una bellezza sottile che non si può standardizzare.

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