Il green non è un trend. È una soglia d’accesso
Nel 2025, parlare di sostenibilità nel mondo dei distillati non è più una scelta da pionieri: è diventato il nuovo minimo sindacale per chi vuole contare davvero nel mercato premium.
La domanda non è più “sei sostenibile?”, ma “quanto lo sei e con quali prove?”.
La rivoluzione post-carbone è iniziata, e non lascia spazio a compromessi. Le nuove distillerie artigianali europee – oltre il 60% secondo il report di settore – nascono già con protocolli low-carbon o full zero-carbon come parte integrante del loro DNA.
Il distillato circolare: scarti che diventano risorse
La sostenibilità oggi ha una forma concreta: è calore riutilizzato, è packaging riciclato, è acqua risparmiata.
In Scozia alcune distillerie usano il calore residuo per alimentare serre agricole. In Francia, Camus Cognac ha ridotto del 45% l’uso d’acqua grazie a un sistema chiuso di evaporazione. In Italia, piccole etichette di gin trasformano gli scarti delle botaniche in etichette compostabili o in materiali di imbottigliamento.
E poi c’è EcoSpirits, il sistema refill attivo a Milano e Torino: distillati premium in contenitori riutilizzabili, pronti a rivoluzionare la distribuzione da bar a bar. Meno vetro, meno trasporti, più coerenza.
Energie rinnovabili e impianti post-fossili
Anche le fonti energetiche entrano nel gioco. In Germania, Stork Club e The Nine Springs lavorano già a impatto quasi nullo grazie a impianti alimentati da energia rinnovabile. In Scozia, Bruichladdich ha firmato uno dei primi whisky distillati solo con energia eolica e marina. Entro il 2028 un quarto delle distillerie premium europee sarà completamente fossil-free. Non è una scommessa, è un cambio di infrastruttura.
L’Italia punta sulla sostenibilità narrativa
Nel nostro Paese, la sostenibilità è anche racconto. Packaging compostabili, botaniche a filiera corta, grappe da vitigni rigenerativi. In Piemonte, Friuli e Trentino stanno emergendo micro-distillerie capaci di unire tradizione agricola, innovazione tecnica e immaginario pulito, con etichette che parlano a un pubblico internazionale sempre più sensibile alla tracciabilità ambientale.
Il grande nodo: evitare il greenwashing
Ma tutta questa corsa al verde rischia anche di diventare superficiale, se non regolata. I protocolli comuni, oggi, non esistono. Ogni distilleria può dichiararsi sostenibile… ma secondo quali parametri?
La Commissione Europea sta lavorando a un disciplinare unico per i distillati, che integri impronta carbonica, uso d’acqua, materiali e trasporti. L’obiettivo è creare uno standard serio, certificabile e chiaro per tutti.
Verso il 2030: la sostenibilità è il nuovo lusso
Secondo il Nomisma, entro il 2030 uno su due tra i consumatori premium europei dichiarerà la sostenibilità ambientale come fattore decisivo nella scelta di un distillato. E non sarà solo un fatto etico. Sarà una nuova forma di lusso culturale, fatta di consapevolezza, filiera, scelta.
Chi saprà coniugare etica produttiva, coerenza estetica e narrazione vera diventerà il riferimento di una nuova generazione di drinker intelligenti.
