Ovvero: le bottiglie da aprire quando tutto il resto è finito
Arriva sempre.
Il giorno dopo.
Dopo i pranzi che non finiscono, dopo i brindisi di circostanza, dopo i regali aperti di fretta e i bicchieri versati “perché è Natale”.
Il 26 dicembre è il giorno in cui, finalmente, puoi aprire quello che avevi tenuto da parte per te.
Non serve compagnia, né scuse.
Solo la bottiglia giusta.
Ecco cinque distillati da tenere nascosti fino a quel momento.
Non per riprendersi. Ma per tornare a sentire.
Brandy Carpano Stravecchio Edizione 2024
Un ritorno elegante di un classico italiano.
Secco, deciso, con note di legno chiaro, frutta disidratata e caffè tostato.
Ha dentro un’idea precisa di cosa significhi invecchiare con garbo.
Da aprire quando il panettone è finito, ma non la voglia di restare seduti.
In balloon piccolo, con una castagna secca.
Vecchio Samperi “Ventennale” – Marco De Bartoli
Un vino perpetuo, ossidato, profondo.
Sa di noci, di fichi, di tempo e di Sicilia lenta.
Non è dolce. Non è secco. È una linea che sale e scende, come certi pensieri mentre si sparecchia da soli.
Da aprire mentre fuori è grigio e tu non hai fretta di uscire.
In tulipano da vino. Oppure da solo, in cucina.
Ratafià di noci del Trentino – Prünent
Liquore scuro, denso, ma affatto stucchevole.
Le noci verdi raccolte a giugno vengono infuse con spezie, scorze, grappa ruvida. Il risultato è confortante, ma non dolce. Un’amarezza gentile.
Da aprire con chi ti ha fatto un regalo sbagliato, ma ti vuole bene.
Su divano, con tovaglia ancora da piegare.
Amaro alle erbe alpine – Brovo Amaro #14 (USA, importabile)
Amaro asciutto, balsamico, fatto con fiori di sambuco, menta selvatica, foglie d’alloro e corteccia.
Non sembra americano, ma lo è. Ha il profilo di un’escursione a fine giornata.
Da aprire quando senti che non è ancora capodanno, ma già non è più Natale.
Liscio, con limone vicino.
Calvados Drouin “Cuvée des Millésimes”
Blend di annate rare, lavorate con rigore da una delle maison più serie di Normandia.
Profumo di mela cotta, incenso, legno vivo e pane fermentato.
Un sorso solenne, ma mai pesante.
Da aprire con chi non chiede nulla, ma capisce tutto.
Piccolo calice, senza musica, con neve se c’è.
Il 26 dicembre non è un giorno per festeggiare.
È un giorno per riaprire. Le mani. Le parole. I respiri lenti.
E certe bottiglie non vanno versate “perché c’è gente”.
Vanno versate quando resti.
E restare a volte è la cosa più bella da fare.
