Cosa beve davvero la Gen Z nei festival?

Acqua aromatizzata

L’Osservatorio 7PM nei prati, nei parcheggi e nei bicchieri dell’estate 2025

Non più solo drink alcolici e cocktail glitterati: la Gen Z italiana sta ridefinendo il significato stesso del bere ai festival. Più che sballarsi, vuole scegliere. Con consapevolezza, estetica e un pizzico di provocazione.

Dati reali, non percezioni

Secondo il report 2025 di Nomisma e Osservatorio Giovani Coldiretti:

  • il 38% dei ragazzi tra i 18 e i 26 anni dichiara di preferire bevande analcoliche ai festival;
  • il 41% afferma di cercare alternative low-alcol;
  • solo il 21% dice di puntare su alcolici forti come prima scelta.

A guidare la selezione non è solo la salute, ma anche valori come lucidità, etica, sostenibilità, estetica del momento. Secondo una recente indagine di ScuolaZoo Lab (giugno 2025), il 52% degli under 25 dichiara di bere meno per poter “vivere meglio l’esperienza” e per non rischiare ansia sociale post-sbronza.

Cosa c’è nei bicchieri sotto palco?

Mocktail ready-to-go
Acqua frizzante + lime + zenzero + CBD: zero alcol, tanto lifestyle. Alcuni festival (come Spring Attitude a Roma o Beaches Brew in Emilia) offrono mix analcolici preparati da veri bartender in piccoli bar mobili o stand di brand indipendenti. La tendenza è: ingredienti riconoscibili, effetto fresco, colore brillante.

Kombucha, mate, soda fermentata
Bevande fermentate e toniche vanno forte tra chi cerca energia senza crash. Marchi italiani come Zenzero, Nativa, Fig o Funky Soda sono ormai presenti in più line-up sponsor. Il pubblico chiede fermenti vivi, zuccheri bassi, etichette leggibili.

Gin lemon + Gatorade
Il drink-iconico dei Gen Z più “underground”. Nato nei parcheggi dei live trap, celebrato su TikTok (#ginlemongate), è diventato oggetto di meme ma anche di ricerca: nel 2025 la rivista Social Beverages & Identity ha pubblicato uno studio sul consumo simbolico di questo mix come marcatore anti-luxury.

Acqua aromatizzata e refill free
Borracce ammesse, punti refill gratuiti: la normalità nei festival più attenti (Terraforma, Apolide, Opera Festival). L’acqua è trendy se servita con menta, cetriolo, fiori secchi, o dentro bottiglie brandizzate da collezione.

Microdose drinks
Bevande funzionali a base di nootropi, adaptogeni, botaniche (es. lion’s mane, rhodiola, ashwagandha). In Italia stanno emergendo format come MindDrink o Microdose Bar (Milano, Bologna), presenti in eventi multidisciplinari. Meno mainstream, ma oggetto di curiosità e Instagram story.

Le motivazioni vere dietro le scelte

  • Desiderio di controllo: l’alcol ubriaca, ma toglie agency. E la Gen Z vuole essere presente e lucida, anche per documentare il proprio vissuto.
  • Paura dell’effetto social: meglio un kombucha che un video virale compromettente su TikTok o BeReal.
  • Etica e ambiente: molti scelgono prodotti locali, no-packaging, artigianali. I brand attivisti (come Baladin o Wami) raccolgono consenso.
  • Design e storytelling: ciò che bevi deve raccontarti. La bottiglia, il colore, il nome, la filosofia. Ogni elemento diventa contenuto.
  • Accessibilità economica: bere meno, ma meglio. Il 60% degli under 25 ha dichiarato a Swg (2025) di voler evitare spese inutili in alcol per risparmiare e viaggiare di più.

Conclusione

La Gen Z non ha smesso di bere: ha solo smesso di bere come prima. Tra fermenti, mocktail, botaniche e micro-scelte etiche, il nuovo brindisi da festival è lucido, partecipato e molto più interessante di quanto sembri.

L’Osservatorio 7PM continuerà a indagare questo cambiamento, con i piedi sull’erba, il naso nei bicchieri e le domande giuste in tasca.

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