Confini nel bicchiere

Elegant Whisky Display

Nel 2025 il prezzo di un gin non dipende solo dal ginepro. E nemmeno il valore di un whisky si spiega più solo con invecchiamento e terroir.
Sanzioni, dazi ed embarghi sono diventati ingredienti invisibili ma determinanti nella filiera del bere.
Dietro ogni etichetta che costa un po’ di più c’è, spesso, un negoziato fallito, una tensione diplomatica o una tassa doganale che ha cambiato le regole del gioco.

Chi lavora nel settore lo sa bene: la politica internazionale è ormai parte integrante del mestiere di fare spirits.

I whisky più cari della politica

Negli ultimi anni i whisky scozzesi hanno navigato a vista tra dazi incrociati e accordi provvisori tra UE e USA.
Alcune misure sono state congelate, altre attenuate, ma il clima resta instabile. Dopo le elezioni americane, nessuno esclude nuove ondate tariffarie.

E non va meglio per i bourbon americani, che subiscono oscillazioni legate ai rapporti USA–Cina e ai riflessi sull’export europeo.
Per chi importa, pianificare è diventato un gioco a scacchi con pezzi che cambiano direzione ogni trimestre.

Vodka, rum e i colli di bottiglia geopolitici

La vodka vive il suo momento più complesso. Le tensioni tra Russia ed Europa hanno spinto molti produttori a tagliare i rapporti con fornitori russi e bielorussi.
Il risultato? Ricette da riformulare, filiere da ricostruire, incertezza nei lotti.

Nel frattempo, i piccoli stati caraibici — cuore pulsante del rum artigianale — pagano a caro prezzo l’effetto domino del blocco logistico sul Canale di Panama.
Il rincaro del trasporto marittimo, aggravato da rotte alternative e porti congestionati, colpisce in pieno il rum europeo, soprattutto quello di fascia media.

L’Italia tra orgoglio liquido e ostacoli tariffari

Per il made in Italy, il 2025 è un anno a doppia lettura.
Da un lato, vermouth e liquori amari crescono bene nei mercati asiatici e medio-orientali (secondo Nomisma 2025, +11%).
Dall’altro, persistono ostacoli nei mercati più consolidati:

  • UK post-Brexit con normative opache,
  • Canada con soglie di accesso rigide,
  • Australia con tariffe ancora incerte.

E anche le materie prime — botaniche, spezie, erbe aromatiche — subiscono l’inflazione geopolitica. I costi salgono, la stabilità dei fornitori cala.

E alla fine… chi paga?

Il consumatore finale, ovviamente.
Secondo alcune ricerche di settore, il biennio 2024–2025 ha visto un aumento medio del +9% sui prezzi al dettaglio degli spirits premium europei.
Ma anche i piccoli produttori pagano un conto salato: meno margine, più incertezza, e meno capacità di assorbire costi fluttuanti senza perdere competitività.

Il rischio? Che il craft diventi sempre più un lusso, o che alcune etichette scompaiano del tutto da certi mercati.

Il futuro sarà più chiuso?

Secondo il l’Osservatorio dell’Aperitivo di 7pm.fun che analizza i dati delle ricerche condotte a livello mondiale, lo scenario a medio termine non è rassicurante.
Entro il 2030, il commercio degli spirits potrebbe frammentarsi in micro-zone regionali, con blocchi commerciali più rigidi e meno fluidità internazionale.

Il drink globale potrebbe diventare meno globale e molto più geopolitico.
E la prossima volta che guarderemo il prezzo di una bottiglia, forse ci chiederemo meno “cosa c’è dentro” e più “cosa c’è dietro”.

Divertiti con noi

iscriviti alla newsletter

Hai già letto anche questi?

I 4 vini da neve che sanno di legno, silenzio e camino
Queste 4 bottiglie scaldano. Aprile quando senti che fuori c’è bianco. E dentro legno.
Le 3 pálinka autentiche da provare
Non sono liquori da aperitivo: sono distillati che parlano di frutteti, di nonni, di confini e di fermentazioni spontanee.
Le 3 bottiglie di Vin Santo che non sanno di nonna
Sanno di tempo, silenzio, miele di castagno e pioggia lenta. Dolcezza che non consola ma racconta.
Astemi di stagione: il nuovo lusso degli analcolici che non sembrano rinunce
Brindare con un fermented apple shrub o con un cordial di melograno e spezie
Distillati per il 26 dicembre
Non per brindare. Per restare. Cinque bottiglie da aprire il giorno dopo, quando il silenzio diventa il miglior modo di bere.
Il ritorno del punch: la grande bevuta collettiva delle feste
Per anni relegato nei ricettari polverosi delle nonne anglosassoni, il punch è tornato protagonista