Come parlare di vino senza sembrare noioso o impostato

Brindisi con 3 calici di vino rosso

Ci siamo: hai scelto il vino, lo stai versando con un certo savoir faire, e qualcuno al tavolo ti guarda con aria interessata e chiede:
“Allora, com’è?”

Ed è lì che arriva il panico.
Ti si attorcigliano le papille gustative mentre cerchi di ricordare cosa diavolo vogliano dire tannini vellutati o note di sottobosco.
Ti balena per un attimo l’idea di buttarti su un “leggermente riduttivo ma si apre nel tempo”, ma qualcosa dentro di te – il buon senso, forse – ti blocca.

Allora che fai? Ti limiti a un “buono” e abbassi lo sguardo?

Spoiler: non devi recitare la parte del sommelier. Ma nemmeno del dilettante disarmato.
C’è una via di mezzo ed è bellissima: parlare di vino con naturalezza, precisione e umanità.

Ecco qualche dritta per riuscirci.

Parla con parole tue ma vere

Dimentica i tecnicismi da manuale, soprattutto se non ti appartengono.
Non serve dire “ha una buona acidità” se puoi dire, più semplicemente, che “è fresco, scorre bene”.
L’importante è che quello che dici sia vero per te. Il vino si vive, non si recita.

Ecco alcune parole utili, concrete e comprensibili da tenere nel cassetto:

  • Morbido: significa che il vino è gentile, non ti assale. È come un abbraccio, non una stretta di mano troppo forte.
  • Croccante: perfetta per quei bianchi e rosati freschi, vivaci, con una bella acidità che pizzica il palato senza disturbare.
  • Rotondo: quando tutto è in equilibrio, senza punte troppo acide o spigoli amari. È un vino armonioso, che si fa bere con piacere.
  • Persistente: se, dopo aver bevuto, il sapore rimane lì, presente, piacevole. Non ti saluta e scappa via subito.
  • Elegante: usalo quando tutto nel vino è a posto, composto, senza eccessi. Come un look ben riuscito: niente di troppo, niente di fuori posto.

Evita le frasi da degustazione finta

Sai quelle espressioni che sembrano uscite da un concorso di poesia enologica? Ecco, lascia perdere.
A meno che tu non sappia esattamente cosa significano, rischi solo di risultare un po’… impostato.

Qualche esempio di cose da NON dire:

  • “Ha una bella verticalità”: ok, ma stai parlando di un vino o di una pista da sci?
  • “Gioca sulla tensione gustativa”: interessante, ma chi sta giocando, e con chi?
  • “Un vino da meditazione”: quando in realtà vuoi solo il bis del risotto e il calice pieno.

Molto meglio una frase semplice come:
“È buono e ha carattere.”
Pochi fronzoli, tanto senso. E, soprattutto, ti capiscono tutti.

Racconta la bottiglia, non fare la lezione

Hai scelto un vino artigianale, o uno che ha una bella storia dietro? Bene. Raccontala.
Ma senza trasformarti in un TED Talk da tavola.

Due esempi pratici e convincenti:

  • “È un rosso dell’Etna, fatto su terreni lavici: profuma di frutti rossi e ha una bella mineralità.”
    Qui dai due info interessanti (territorio + caratteristiche) senza strafare.
  • “L’ho preso perché è prodotto da una cantina a conduzione familiare, lo fanno in pochissime bottiglie.”
    Questo aggiunge un tocco umano, quasi affettuoso. Una bottiglia scelta con cura vale più di mille note di degustazione.

Due frasi bastano. Il vino fa il resto.

Parole da bandire

Alcune espressioni andrebbero proprio lasciate da parte, per il bene tuo e di chi ti ascolta:

  • “Sa di tappo”: attenzione! Non è un modo per dire che non ti piace. È un difetto preciso, molto riconoscibile. Se non lo senti davvero, non dirlo.
  • “Sa di uva”: grazie al cielo, tutti i vini dovrebbero sapere di uva. Non è un’informazione utile.
  • “È acido”: a meno che non sia veramente troppo acido, forse intendi che è fresco. Usa le parole giuste per non farti fraintendere.

Regola d’oro di questo episodio

Il vino è fatto per essere condiviso, non spiegato.
Quando qualcuno ti chiede com’è, rispondi con il gusto, non con il glossario.

Se ti piace, racconta perché ti piace: il profumo, la facilità con cui si beve, la compagnia che ci sta bene accanto.

Se non ti convince, spiega cosa ti manca: magari vorresti qualcosa di più morbido, più profumato, più corposo.

Parlare di vino con onestà è molto più affascinante che usare aggettivi rubati da una guida tecnica.

E se ti va di continuare il viaggio senza ansia da prestazione:
Ti sei perso l’Episodio 1? Corri a leggerlo: “Scegliere il vino senza sudare freddo”.
O
ppure continua con l’Episodio 3: “Come tenere il vino in casa (senza bisogno di una cantina interrata)”.

Alla prossima!

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