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Cocktail Godfather

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Storia e origini del Godfather

La storia del Godfather rimane ancora avvolta dal mistero. Secondo le voci che girano ai banconi di tutto il mondo, sono due le versioni più accreditate. La prima arriva direttamente dal periodo del post proibizionismo americano, quando il barista di origini italiane Donato “Duke” Antone inventò questo cocktail a base di scotch whisky e liquore di amaretto. La leggenda narra che il barman compose questa accattivante miscela in onore dei gangster italo-americani che frequentavano il suo locale di Los Angeles.

Sarà stato per il timore reverenziale, o forse per le laute mance, che Duke decise di mettere il proprio genio e il suo gusto al servizio delle gole dei malavitosi locali. Il liquore di amaretto sarebbe, secondo questa tesi, un chiaro omaggio all’Italia, mentre il whisky, si sa, è da sempre la bevanda dei duri.

Pure la seconda versione riguardante la genesi del Godfather è legata al Bel Paese, e a un mito del cinema americano come Marlon Brando. È risaputo che l’attore di Apocalypse Now e Ultimo Tango a Parigi amasse l’alcool in maniera smisurata. Tanto che qualcuno decise di inventare questa nuova bevanda apposta per lui. Il nome sarebbe un omaggio al personaggio di don Vito Corleone, interpretato dall’attore statunitense nel film Il Padrino (The Godfather in lingua originale) di Francis Ford Coppola nel 1972. A quanto pare, Marlon Brando adorava davvero questo cocktail, tanto da annoverarlo tra i suoi preferiti.

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bourbon whiskey jim beam
ghiacciotumbler basso

Ingredienti e preparazione

Il Godfather, secondo la ricetta originale riconosciuta dall’IBA, si prepara miscelando due soli ingredienti:


3,5 ml di scotch whisky


3,5 ml di amaretto


ghiaccio

Preparare il Godfather è davvero un gioco da ragazzi. Basta riempire un bicchiere tumbler basso di ghiaccio, versarci dentro lo scotch whisky e il liquore di amaretto e mescolare con un cucchiaio da barman o uno stirrer. Che non passi per la testa di decorare il bicchiere con qualsivoglia guarnizione. Il Godfather è un cocktail per tipi tosti e si serve così, nudo e crudo.

 

Curiosità e attenzioni nella scelta degli ingredienti

Il gusto del Godfather è il risultato di una fortunata miscela tra due vere e proprie icone del mondo beverage. Le note secche dello scotch whisky si sposano alla perfezione con la morbidezza del liquore di amaretto. Il risultato ottenuto è un sapore equilibrato e delicato, alleviato dalla freschezza del ghiaccio. Per la perfetta riuscita del Godfather è necessario utilizzare esclusivamente lo scotch whisky (whisky scozzese). Bourbon o whiskey americano sono vivamente sconsigliati, visto che il loro sapore unico e deciso giocherebbe un brutto scherzo al perfetto bilanciamento di profumi e aromi del cocktail. Guai ad utilizzare un bicchiere diverso dal tumbler basso. Ne andrebbe a discapito la percezione olfattiva della bevanda. Il ghiaccio, poi, è un ingrediente indispensabile, e non c’è miglior bicchiere del tumbler basso per i cocktail on the rocks, come il Godfather.

Come servire il Godfather

Il Godfather va servito in un tumbler basso riempito di ghiaccio, punto. Nessuna guarnizione, di nessun tipo. Il successo di questo cocktail sta nella semplicità, e il suo carattere fiero e deciso non ha bisogno di alcun lustrino o ingrediente extra. Alcune volte, erroneamente, viene servito con una fetta di arancia o con una ciliegia. Si tratta di inappropriate note di colore che riescono nel difficile intento di rovinare il risultato finale.

Stuzzichini da accompagnare

Il Godfather è un cocktail after dinner, quindi non troppo indicato da accompagnare con del cibo. Si volesse sgranocchiare qualcosa mentre se ne beve uno, i classici come patatine, noccioline e olive non stonano assolutamente.

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Varianti del Godfather

Esistono molte varianti per il Godfather cocktail. La prima versione alternativa è il risultato dello sbilanciamento della proporzione 1:1 a favore dello scotch whisky. Le varianti ammesse vanno dalla 2:1 fino alla 8:1, come si trattasse di un bicchiere di scotch whisky corretto amaretto. Quelle più usuali sono quelle più vicine alla versione tipica, ossia quelle preparate con proporzione 2:1 e 3:1 (sempre a favore del whisky). La ricetta originale del Godfather indicata dall’IBA nel 1986, ad esempio, prevedeva 3/10 di liquore di amaretto e 7/10 di whisky. Il Godmother è una variante conosciuta e davvero apprezzata, nella quale la vodka prende il posto dello scotch. Quando nel bicchiere troviamo il cognac e non il whisky, invece, è perché abbiamo ordinato un French Connection. Chi proprio non può fare a meno del sapore deciso del bourbon può chiedere al barman un Godfather II. Il Godchild, infine, è la versione che prevede, oltre agli ingredienti originali, la crema di latte.

3 location migliori al mondo dove bere il Godfather

Non c’è alcun dubbio: bere un Godfather in Scozia ha tutto un altro gusto, vista l’incredibile quantità di scotch whisky in bacheca e i sapori ineguagliabili. Per i veri amanti dello scotch, mischiare questa bevanda con del liquore di amaretto potrebbe sembrare un’eresia. La perfetta combinazione di aromi del Godfather, però, sarà in grado di far cambiare idea anche ai più scettici. Quando ci si trova lontano dalle Highlands, invece, ci si può accontentare di un bar con un’invidiabile collezione di bottiglie di whisky scozzese e con un barman capace dietro al bancone. Il contesto non sarà proprio quello del nord della Gran Bretagna, certo, ma il cocktail non farà rimpiangere la location. Anche farsi un Godfather a Los Angeles non parrebbe una brutta idea, giusto per respirare l’atmosfera del luogo dove questo affascinante cocktail fu inventato, almeno secondo la leggenda.

Curiosità sul Godfather

Il Godfather fa parte della cosiddetta trilogia criminale, o per meglio dire ne è il vero capostipite. Insieme al Godmother e al French Connection, infatti, va a comporre la triade dei cocktail duo stile gangster, cioè quelle bevande preparate con un liquore e un distillato e servite in un tumbler basso con ghiaccio.

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