Il mercato cresce, ma solo dove la bottiglia ha qualcosa da dire
Non chiamatela revival
Pensavi che la vodka fosse sparita, risucchiata dai gin ai cetrioli e dai Negroni rivisitati?
E invece la vodka torna ma in modo più raffinato e selettivo.
I numeri parlano chiaro: 58 miliardi di dollari nel 2024, con una crescita prevista dell’8,9% l’anno fino al 2032.
Ma la verità è che non cresce tutta la vodka. Solo quella giusta.
Dove cresce e perché
- Negli Stati Uniti: spinta dai ready-to-drink trasparenti, dalle ricette low ABV e da un’immagine pulita e instagrammabile. Il pubblico è giovane, curioso, attento agli ingredienti.
- In Europa dell’Est: resta una certezza, culturale e organolettica. La vodka artigianale da segale o da patate ha ancora un pubblico affezionato e competente.
- Nel Regno Unito e Nord Europa: risale grazie a piccole distillerie sostenibili, packaging minimal, attenzione all’origine.
- In Italia? Tiene. Non è da trend ma da consumo consapevole. Si beve meno, ma meglio. E spesso con l’occhio all’etichetta.
I colossi del mercato
Nel 2025, i grandi nomi restano solidi ma iniziano a tremare di fronte a consumatori più informati:
- Diageo (Smirnoff, Ketel One) domina le vendite globali.
- Pernod Ricard (Absolut) punta sulla comunicazione e sul posizionamento da lifestyle.
- Nemiroff, brand ucraino, cresce a doppia cifra grazie a un racconto forte e a un prodotto riconoscibile.
Ma i veri protagonisti della nuova fase sono i brand piccoli e tracciabili. Islandesi, polacchi, baltici, francesi. Alcuni artigianali, altri sostenibili, pochi veramente entrambi.
Chi la beve, in Italia
Il pubblico italiano della vodka è più interessante di quanto sembri. Non è più fatto di adolescenti da shot o cocktail bar commerciali. Oggi la vodka interessa a:
- chi prepara drink a casa e vuole un distillato versatile
- ex gin-lovers stanchi di botaniche iperaromatiche
- appassionati di distillazione pulita e secca
- chi cerca un distillato neutro, ma con una vera origine agricola
E soprattutto: chi legge l’etichetta prima di bere.
Come si sceglie una buona vodka?
Ecco i 5 segnali che fanno la differenza:
- Materia prima dichiarata (segale, patate, uva, etc.)
- Provenienza geografica completa (non solo “ispirata a…”)
- Grado alcolico onesto: almeno 40%, meglio se 42%
- Assenza di additivi: se è dolce o “morbida” senza motivo, attenzione
- Pochi filtraggi dichiarati, se il distillato è buono
[Guida completa: Come leggere l’etichetta della vodka]
Cosa succede adesso?
Non vedrai code per la nuova vodka del momento, né cocktail bar dedicati. Ma nei locali più attenti, negli home bar ben forniti, una buona vodka sta tornando a occupare spazio con dignità.
È un ritorno sobrio, nel senso più intelligente del termine.
Il consiglio di 7PM
Se non bevi vodka da anni, è il momento giusto per ricominciare. Ma da un’etichetta vera.
Evita le bottiglie anonime con nomi da navicella spaziale. Cerca la materia prima, la distilleria, la storia agricola.
E assaggiala liscia, almeno una volta. Ti dirà tutto.
