Bouchalès

Bouchalès

La vite sommersa che resiste a Bordeaux

Nel cuore del Bordolese, tra Merlot, Cabernet e nomi troppo grandi per farsi domande, c’è un vitigno che resiste per istinto più che per fama.
Si chiama Bouchalès, e lo coltivano in pochissimi. Cresce in zone basse, alluvionali, dove l’acqua ristagna e il freddo d’inverno gela anche le intenzioni.
Ma la sua uva sopravvive. Anno dopo anno.
È la vite che sa aspettare, anche quando tutto intorno sprofonda.

Un vitigno che viene dal fondo

Il Bouchalès è un’uva a bacca rossa originaria del sud-ovest della Francia, storicamente coltivata tra le zone di Fronsac e Libourne.
Nel Settecento era diffusa, spesso usata nei tagli per dare colore e struttura. Ma poi sono arrivati fillossera, standardizzazione bordolese, e la scomparsa di tutto ciò che era diverso.
Il Bouchalès sparì quasi del tutto. Tranne che in un posto: le vignes submergées, le vigne sommerse.

In una zona chiamata Les Graves-de-Vayres, dove ogni inverno il fiume Dordogna allaga i campi, alcune viti di Bouchalès sopravvissero perché, paradossalmente, erano sommerse. L’acqua impediva al parassita della fillossera di raggiungerne le radici. Le piante rimasero a piede franco. Vive.

Com’è il vino?

In purezza, il Bouchalès è un rosso morbido, di medio corpo, con note di ciliegia nera, grafite, fumo e una speziatura che ricorda la terra bagnata.
Ha tannini fini, acidità equilibrata, un tono profondo e un che di antico. Non è un vino moderno. È un vino che sembra ricordarsi tutto.

Dove sopravvive oggi?

Principalmente a Vayres e dintorni, nella riva destra di Bordeaux. Le vigne originali a piede franco sono poche decine. Qualche produttore ha impiantato nuovi filari, ma si parla di meno di 5 ettari totali.

Fuori da questa nicchia, il vitigno non esiste.

La bottiglia da assaggiare

Château Le Geai – Bouchalès “Les Vignes Englouties” 2021

Vayres, Entre-deux-Mers
Prezzo: 27–30 €

Se c’è una bottiglia che racconta questa storia, è questa.
“Les Vignes Englouties” è vinificato da Jean-Michel Comme, ex enologo di Pontet-Canet, convertito alla biodinamica radicale.
Coltiva a mano le viti vecchie, non innestate, in parcelle che ogni inverno vengono intenzionalmente sommerse per proteggerle (una pratica agricola rara, oggi quasi leggendaria).

Il vino ha colore rubino profondo, profumi di prugna secca, cenere, alloro, con una bocca liscia e tesa, come la corrente di un fiume che non smette di scorrere.
Affinato in legno neutro, senza chiarifiche, è puro terroir umido.

Curiosità vere da tavola

  • Le vigne di Bouchalès a Vayres non sono innestate: sono a piede franco da oltre un secolo.
  • La sommersione invernale è una tecnica antica di disinfezione naturale del suolo.
  • Il nome “Bouchalès” deriva da “bouscal”, che in gascone significa “boscaglia”: un vitigno nato tra alberi e corsi d’acqua.

In sintesi

Il Bouchalès è il vino di chi non ha paura di restare nascosto.
Un rosso che viene dal fondo, che parla piano, che non ha mai lasciato la sua terra — anche quando l’acqua saliva.
È Bordeaux, sì. Ma quella che non si compra nei duty free.

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