Sette vini vulcanici da conoscere, per chi ama il sapore della pietra calda.
C’è qualcosa nei vini vulcanici che non si può riprodurre. Non si tratta solo di mineralità o di un’idea di freschezza: è una vibrazione di suolo, una tensione che sale dal basso, un gusto che somiglia più alla terra cotta dal sole che all’uva.
Bevendo questi vini si ha spesso la sensazione di camminare a piedi nudi su un terreno scuro, poroso, salato. È per questo che oggi i vini vulcanici sono i più ricercati da chi ama bere con la testa accesa, non solo con il bicchiere pieno.
Qui ne abbiamo scelti sette. Un viaggio dal cratere del Vulture alle ceneri delle Canarie, passando per Soave, l’Etna, le isole greche e il confine ungherese.
Per ognuno: un vino vero, una cantina autentica, un suolo che brucia sotto il sorso.
Etna (Sicilia) – Benanti Etna Bianco 2023
L’Etna è oggi la montagna più cool del vino italiano. Ma Benanti c’era prima di tutti. Il suo Etna Bianco, 100% Carricante da vigne a Milo, è una lama bianca che sa di fiori di limone, di aria ferrosa e di cenere dopo la pioggia.
Il terreno è sabbioso, vulcanico, ricchissimo di potassio: la vite si arrampica a oltre 800 metri, con radici profonde e grappoli radi.
Nel bicchiere? Tensione, sale, agrume maturo, note affumicate che arrivano tardi.
Prezzo: 22–25 €
Curiosità: Milo è l’unico versante dell’Etna DOC dove si può fare Bianco Superiore. Perché lì la lava ha lasciato il posto all’altitudine, e il vino si fa nuvola.

Campi Flegrei (Campania) – Contrada Salandra Piedirosso “Vigna Salandra” 2021
Qui il vulcano non è passato: è ancora lì, che sbuffa e si muove.
Il Piedirosso di Contrada Salandra nasce a Pozzuoli, in una vigna coltivata sulla bocca di una solfatara inattiva. L’uva cresce su sabbie grigie e fumarole, tra fichi d’india e vento di zolfo.
Il vino sa di pepe nero, viole stropicciate, ferro. È succoso, elegante, marino e lavico insieme.
Prezzo: 28–30 €
Curiosità: La vinificazione è a gravità, senza pompe. Tutto scorre dal vulcano al bicchiere come fosse lava lenta.

Soave (Veneto) – Sandro De Bruno Soave Colli Scaligeri 2022
Nel Soave, la Garganega prende mille forme. Ma solo sui Colli Scaligeri diventa così tagliente, così salata, così luminosa.
Sandro De Bruno lavora su un ex cratere spento, il Monte Calvarina: i suoli sono scuri, porosi, ricchi di basaltite.
Il suo Soave profuma di fiori di campo e mandorla fresca, ma ha una bocca larga, minerale, che lascia in fondo un’eco di pietra scaldata al sole.
“Che dire… Facciamo questo lavoro perché lo amiamo. Amiamo le nostre terre, che fanno parte dei Monti Lessini, e con estrema umiltà e saggezza le coltiviamo. Sono loro a donarci questi meravigliosi frutti.”
– Sandro De Bruno
Prezzo: 16–18 €
Curiosità: Il nome “Soave” viene da un popolo germanico, ma il suolo sotto è lava veneta pura.

Vulture (Basilicata) – Elena Fucci “Titolo” Riserva 2018
Se il vino è un paesaggio liquido, il Titolo è un cratere scolpito nel tannino.
Elena Fucci lavora solo sei ettari, a Barile, su un cono spento del Monte Vulture. L’Aglianico che ne esce è serio, profondo, scuro: amarena sotto spirito, incenso, cuoio, radici. Ma sempre con una freschezza che non ti aspetti.
Affinato in cantine scavate nella roccia vulcanica, Titolo è oggi un riferimento per l’eleganza del sud.
Prezzo: 42–45 €
Curiosità: Le vigne sono circondate da ulivi e querce. Lì, il vulcano non fa paura: fa memoria.

Isole Canarie – Envínate “Benje Tinto” 2022
Qui il vino nasce letteralmente sulla cenere nera.
Siamo a Tenerife, tra i 900 e i 1.200 metri: le viti crescono isolate, a piede franco, su lapilli e vetro vulcanico. Il Listán Prieto (antico vitigno prefilosserico) è coltivato da Envínate, un collettivo giovane e visionario.
Il Benje Tinto è succoso, floreale, speziato. Ha un’anima affumicata e balsamica, ma resta leggero, con finale salino.
Prezzo: 24–26 €
Curiosità: I grappoli sono così radi che sembrano piante selvatiche. Ma ogni bottiglia racconta una terra che non cede.

Santorini (Grecia) – Estate Argyros “Assyrtiko” 2023
L’Assyrtiko è la Garganega dell’Egeo, ma con più nervi, più sole, più roccia.
Estate Argyros lavora su vigne vecchissime, molte pre-fillossera, coltivate in forma di “korbès” (a spirale) per resistere al meltemi.
Il vino è salatissimo, secco, vibrante. Sa di lime, pietra, erbe di macchia. Sembra che ogni sorso venga dal mare, ma con una scorza affilata.
Prezzo: 28–30 €
Curiosità: Il suolo di Santorini è così povero che tra una vite e l’altra crescono solo pomodori e capperi.

Tokaj (confine Slovacchia-Ungheria) – Bott Frigyes Furmint Secco 2022
Il Furmint è conosciuto per i suoi passiti. Ma secco, da suolo vulcanico, diventa un bianco da tensione pura.
Bott Frigyes coltiva sul versante slovacco di Tokaj, su colline nere, con metodi naturali. Il suo vino è fresco ma complesso: mela verde, lime, pietra bagnata, un soffio di fumo.
Prezzo: 20–22 €
Curiosità: Il Tokaj slovacco è meno noto, ma più sperimentale. Qui si lavora in anfora, si osa di più. E si sente.

In sintesi
Bere vini vulcanici significa bere suolo, vento, tempo e forma.
Sono vini che arrivano da sotto ma guardano in alto. Hanno tensione, energia, una verità che non si può levigare.
Queste sette bottiglie raccontano vulcani spenti, attivi, dimenticati. Ma soprattutto, raccontano la forza che resta quando il fuoco si ferma.
